La missione di Marta e Kumar: far rivivere un centro accoglienza in Perù

La testimonianza missionaria di Marta Lanzoni e Kumar Galbiati, coppia di sposi fidei donum, che dal giugno del 2022 si trova nella foresta amazzonica del Perù

marta e kumar - perù
A sinistra Marta e Kumar. A destra il centro il centro accoglienza di Pucallpa

Ognuno di noi è chiamato a diventare un missionario e un portatore di un messaggio di speranza. C’è chi sceglie di farlo fa nella propria realtà quotidiana, chi invece decide di lasciare tutto e di raggiungere Paesi lontani. In entrambi i casi si tratta di un dono inestimabile, di una vita a servizio dell’altro, dove non esiste spazio per la paura di perdere le proprie certezze.

L’intervista

Interris.it ha intervistato Marta Lanzoni e Kumar Galbiati, coppia di sposi missionari fidei donum della diocesi di Milano, che dal giugno del 2022 si trova nel vicariato apostolico di Pucallpa, nella foresta amazzonica del Perù. La loro presenza è finalizzata alla gestione di un centro accoglienza del vicariato, per renderlo più funzionale a chiunque abbia bisogno di uno spazio.

Marta, in che cosa consiste la vostra attività?

“Il centro che gestiamo e dove viviamo esiste dagli anni sessanta, ma per molto tempo è stato in disuso. Il vescovo precedente a quello attuale hanno voluto la presenza di una famiglia che lo potesse gestire nella sua quotidianità e che lo promuovesse ai vari gruppi parrocchiali o associazioni che hanno bisogno di uno spazio dove svolgere ritiri, incontri e attività di vario genere. Noi siamo la seconda famiglia che vive qui, ma quella precedente ha affrontato il periodo della pandemia, per cui solo nel 2022 quando siamo arrivati noi, il centro è stato aperto in modo continuativo”.

Quanto è importante per le persone del luogo avere a disposizione uno spazio del genere?

“Moltissimo perché grazie ad esso vengono svolte attività concrete per la formazione di ogni singolo. Penso per esempio ai ritiri della comunione o della cresima, momenti di condivisione fondamentali nella vita cristiana di un bambino o di un ragazzo che si accinge ai sacramenti. Ci sono poi molte associazioni che lavorano con giovani indigeni, che grazie a questo spazio possono organizzare corsi di formazione per aumentare le loro capacità. Stessa cosa vale per tutte quelle associazioni di giovani o di donne che vogliono operare nell’ambito della sostenibilità ambientale, tema che in queste zone è ancora molto lontano dalle coscienze”.

Kumar, la vostra scelta è stata molto forte e anche rischiosa. Quanto è stato bello fare questo salto?

“Non si tratta di qualcosa di nuovo. Questa infatti è la prima esperienza missionaria come coppia, ma la seconda a livello personale, in quanto entrambi siamo stati, in anni diversi, in Zambia. Certamente lasciare tutto non è facile, noi a Milano avevamo una casa che ora abbiamo affittato, io ho lasciato il mio lavoro e poi, quando si sta per partire, uno dei primi pensieri va alla famiglia e agli amici con cui non potrai più condividere il proprio cammino per un periodo di tempo. Anche in questo caso però ci siamo accorti che la lontananza valorizza i rapporti più profondi, che sono poi quelli che rimangono per la vita”.

Voi avete una bambina di quasi 3 anni. Cosa sperate le possa rimanere di questa esperienza?

“Quando si è presentata la possibilità di venire qui, nostra figlia aveva solo cinque mesi per cui prima di dire il nostro sì ci siamo informati se era il caso di partire. Lei è ancora molto piccola e non sappiamo quanto potrà ricordare di questi anni e per questo noi cerchiamo di documentare tutto con foto e video così da lasciare delle tracce dei suoi primi anni di vita. Il nostro augurio è che, un giorno sfogliando questi ricordi, possa essere felice di aver vissuto questa esperienza con noi”.

Come avete vissuto il Natale a Pucallpa?

“Qui è tangibile il paradosso che tutti, compreso chi non ha acqua in casa e non ha il pane quotidiano a Natale, anche magari chiedendo prestiti, deve festeggiare. A Pucallpa uno degli aspetti che apprezziamo molto è quello caritatevole. Sono infatti molte le parrocchie che organizzano dei momenti conviviali nelle zone più povere della città e nei villaggi della laguna. Si tratta di un’occasione in cui vengono portati dei doni e dei vestiti usati per i bambini e si finisce con il gustare insieme la cioccolata e il panettone. Si tratta di tradizioni di carità che ci piacerebbe portare con noi in Italia”.