Il ruolo che potrebbe giocare il Sud Italia nel futuro economico tra l’Europa, Africa e Medio Oriente

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Un Paese come l’Italia, che da oltre vent’anni cresce meno della media europea e che grazie al forte calo del PIL procapite ha visto impoverirsi la metà del Paese e ha un alto Debito Pubblico, deve ritornare a crescere di almeno due punti di PIL all’anno per creare nuovi posti di lavoro e per diminuire il peso del debito. Ma per una crescita di due punti l’anno è essenziale la ripresa del Sud che invece vede le sue regioni stabilmente agli ultimi posti tra le 240 Regioni europee.

Motivi di speranza nascono dai forti investimenti previsti dal PNRR rivisto dal Governo Draghi, da una forte determinazione della Ministra Carfagna e anche da alcune proposte emerse dal recente convegno di Sorrento.

Alcune condizioni della globalizzazione e dell’evoluzione degli ultimi anni mi rendono più ottimista. La globalizzazione infatti sta creando elementi di crescita nei Paesi africani e nel Medio Oriente. Il Mediterraneo grazie all’aumento dei traffici marittimi in transito dal Canale di Suez potrà diventare una forte area economica.

Il Sud del nostro Paese, se Governo, Parlamento, Regioni e Autorità portuali prenderanno una forte consapevolezza, potrà giocare un ruolo importante nel futuro economico tra l’Europa, Africa e Medio Oriente. Sarà essenziale superare campanilismi e puntare molto di più sulla competenza che invece negli ultimi anni hanno latitato assai sia in Parlamento che nelle Regioni e nelle Autorità portuali. Come sta ripetendo da un po’ di tempo il Prof. Cassese il Parlamento deve riprendere la qualità della produzione legislativa. Il boom economico lo dobbiamo sicuramente alla grande levatura di De Gasperi, Einaudi, Fanfani, Moro ma anche alla grande levatura di quei Deputati e Senatori.

Il rilancio economico e sociale del Paese e del Sud non può che partire dalla qualità dei programmi ma anche di chi deve attuarli. Troppi uomini di Governo sia a livello nazionale che a livello locale non sono all’altezza delle esigenze del nostro Paese.

Nel Mediterraneo passa il 20% del traffico marittimo mondiale e i porti italiani potrebbero gestirne una quota più alta di quanto facciano oggi. Porti efficienti vuol dire logistica efficiente e la logistica è un settore ad alta intensità di lavoro. Si pensi che il solo porto di Genova genera oltre 120.000 posti di lavoro. Purtroppo noi perdiamo traffici a favore dei porti del Nord Europa e così perdiamo posti di lavoro e entrate fiscali.

Importanti saranno gli investimenti nella rete ferroviaria che potrà portare al Sud il turismo ricco d’Europa ma potrà contemporaneamente portare le merci in arrivo da Oriente e dall’Africa dai nostri porti al Nord e verso l’Europa. Cresce la consapevolezza che le connessioni stradali, ferroviarie e aeree sono la grande precondizione per la crescita economia e per l’attrazione degli investimenti.

Se penso che anni fa venivo considerato limitato perché parlavo di infrastrutture e trasporti mi arrabbio. Dopo la nostra vittoria sui NOTAV ora fare gli investimenti nelle infrastrutture sarà più semplice. Tra l’altro fu un grande uomo del Sud, Francesco Saverio Nitti, a dire che se Cavour aveva unito politicamente il Paese, le Ferrovie lo avevano unito economicamente. Dopo la parata, non sempre concreta, di Sorrento conto sulla determinazione della Ministra Carfagna, che ho avuto la opportunità di vedere all’opera nel 2008-2009 quando portò avanti la legge antistalking.

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