Finisce il viaggio del Bus della Libertà, ma prosegue la battaglia

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Èstata una settimana intensa quella che si è conclusa oggi a Roma per il Bus della Libertà. Il grosso mezzo arancione arrecante la scritta “Non confondete l’identità sessuale dei bambini – Stop Gender nelle scuole” ha attraversato lo Stivale da Sud a Nord, incontrando contestazioni e boicottaggi ma anche un diffuso sostegno.

L’iniziativa di CitizenGo e Generazione Famiglia è stata condita da polemiche fin dalla sua prima tappa, a Reggio Calabria, dove l’amministrazione comunale ha accolto il Bus con un comunicato molto critico. Tutt’altro che favorevole il clima anche a Torino, qui il Comune ha ritirato la concessione del suolo pubblico a poche ore dall’arrivo del mezzo definendo le organizzazioni promotrici “omofobiche”. A Bologna la temperatura siberiana è stata riscaldata da una trentina di manifestanti che hanno costretto il Bus a deviare il percorso previsto e ad essere scortato da numerosi agenti di polizia in tenuta antisommossa.

“Ormai in Italia e non solo, affermare che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine è una eresia, un atto di omofobia. Rivendicare il diritto dei genitori di decidere per l'educazione dei propri figli è un atto di intolleranza”, sottolinea amaro Filippo Savarese, direttore di CitizenGo. Il quale rileva che “in molti ci hanno attaccato affermando che l'’ideologia gender’ non esiste, ma basta guardare alle reazioni che una campagna semplice e pacifica come la nostra ha suscitato, per comprendere come questa vera e propria ‘ideologia’ non solo esiste, ma è più arrogante che mai e non accetta che qualcuno possa metterne in discussione i dogmi”.

Gli organizzatori del Bus ritengono, tuttavia, di aver raggiunto il proprio obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, i media e la politica sul tema del gender nelle scuole. Nelle varie tappe sono stati distribuiti molti vademecum “per aiutare i genitori a riconoscere progetti di questo tipo nelle scuole e a tornare protagonisti nell’educazione dei figli”. Sostegno anche da parte di alcuni politici. A Verona il pullman è stato accolto con il benvenuto del vicesindaco della città, Lorenzo Fontana, mentre alla tappa di Bologna era presente il senatore Carlo Giovanardi. A Pescara è giunto il saluto di Fabrizio Di Stefano, senatore abruzzese uscente di Forza Italia.

Il viaggio del Bus della Libertà ieri pomeriggio è terminato, simbolicamente, sotto la Corte di Cassazione a Roma. Al presidio conclusivo del tour hanno partecipato tre esponenti di Fratelli d’Italia: Federico Iadicicco, Maurizio Politi e Flavia Cerquoni. Iadicicco, candidato al Senato nel collegio uninominale Roma 1, ha confermato la sua disponibilità “ad essere parte di questo progetto di difesa dei nostri bambini e della famiglia naturale”. Iadicicco ha inoltre sottolineato la necessità su questo fronte “di passare da una fase difensiva a una propositiva”, promuovendo “leggi in favore della vita e della famiglia”. Gli ha fatto eco la Cerquoni, candidata alla Regione Lazio, sostenendo che “siamo chiamati a una sfida straordinaria, quella di portare la famiglia al centro dell’azione politica”. La militante di FdI ha auspicato un cambio di registro nel governo della Regione Lazio spiegando che “molti fondi destinati ad associazioni che promuovono l’ideologia gender sono regionali”.

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