Le mani “legate” dal coronavirus, ma giunte dal Signore

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La Chiesa per natura è missionaria, diceva Paolo VI, è questa è una grande verità da meditare, sopratutto in questo periodo di sofferenza per tutti e dove si è fermi lavorativamente e pastoralmente, abbiamo le mani “legate” dal coronavirus, ma giunte dal Signore per intercedere per questo tempo di prova. Papa Francesco con chiarezza dice: “La fede o è missionaria o non è fede. La fede non è una cosa soltanto per me, perché io cresca con la fede: questa è un’eresia gnostica. Si porta la fede con la testimonianza di vita, soprattutto. A volte, manca la convinzione della fede, che non è solo un dato della carta d’identità. Chi ha fede deve uscire da se stesso e far vedere “socialmente” la fede.

Questo non vuol dire fare proselitismo, è testimoniare la fede col servizio, è vivere da cristiani. Prima di dire qualcosa di cristiano bisogna vivere concretamente la fede. Non si trasmette la fede per convincere ma per offrire un tesoro. Si porta la fede con umiltà, come dice la prima Lettera di Pietro (1 Pt 5, 5-14). Nella trasmissione della fede c’è sempre il Signore, nella trasmissione delle ideologie ci sono i “maestri”. Il Signore ci aiuti a vivere una fede dalle porte aperte, trasparente che porti agli altri la salvezza”. Oltre alle chiese aperte, ci vogliono cuori aperti, per annunciare le meraviglie del Signore. Si è parlato tanto di nuova evangelizzazione, ma oltre la pastorale ordinaria dov’è concretamente la nuova evangelizzazione.

Il Vangelo è sempre lo stesso, ma trovare nuovi modi e metodi per annunciarlo è fondamentale. Prima dal linguaggio: usando un linguaggio semplice, chiaro ed immediato, non teologico che neanche i teologi capiscono. In questo tempo credo che bisogna riflettere di come siamo chiesa nel mondo. Il Vangelo ed Evangelium Gaudium (La gioia del Vangelo) è rivoluzionario, ma non in senso di marxismo, ma nella vita e tra la gente. Una fede che non si trasmette, è intimismo o pura idea culturale. Una fede che non si sporca le mani soprattutto in mezzo agli ultimi, è borghesismo o idea da salotto. Un fede che sente solo l’odore dell’incenso e non “l’odore e la puzza” delle pecore è pura evasione e spiritualismo.

Credo che bisogna ripensare, dopo l’emergenza di come vivere la fede, con più umanità e meno cattiveria, con più preghiera e meno devozionismo, con più silenzio e meno parole inutili e malevoli verso gli altri. Nella Chiesa appena c’è una persona che fa qualcosa di diverso per il bene degli altri, ispirato dallo Spirito Santo e con la fantasia della creatività e dell’amore, si “ammazza”, si esclude, si mette da parte e si trova il modo per farlo fuori in diversi modi. Quanta cattiveria gratuita e quanta invidia! La cattiveria nasce dalla mancanza di empatia, di misericordia, è il meccanismo perverso di deumanizzare l’altro riducendolo ad un’oggetto. Si è “Killer” con la lingua, lo sguardo, le parole, cosi’ si è al servizio di un grande mafioso: il diavolo. Al posto di denunciare ciò che non va, annuncia il Vangelo e le cose belle. Al posto di lamentarti, usa le tue risorse per creare cose nuove. Al posto di essere pessimista, sii ottimista, e trova in ogni persona il suo lato positivo (anche il diavolo era un angelo buono), e anche il peggiore delinquente sulla terra nel suo cuore ha una scia di luce che Dio gli ha messo dall’eternità.

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