L’Internet day della Chiesa in dialogo con il mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:02

Oggi il mondo celebra mezzo secolo di vita di Internet e la Chiesa, nei suoi massimi esponenti, si interroga sul suo dialogo con il mondo attraverso i mezzi di comunicazione. Il primo messaggio tra i due computer è stato un successo solo a metà: doveva essere trasmesso un testo con la parola “login”. Ma dopo la L e la O il sistema è crollato e si è interrotto in modo anomalo. Per ricordare quel 29 ottobre di mezzo secolo fa si celebra, dal 2005, l'Internet Day, per sottolineare come da allora la tecnologia, grazie alla rete delle reti, continui a migliorare la qualità della nostra vita. “Ricorrenza che punta anche ad aumentare la consapevolezza e stimolare il dibattito pubblico sul suo utilizzo – riferisce Rainews24 -. Internet infatti nasce come valore democratico, grazie al libero accesso, pari opportunità  e stessi vantaggi nella condivisione dei servizi e della conoscenza. A 50 anni di distanza, emerge invece il suo lato oscuro: big data e algoritmi usati per scopi commerciali, minacce alla privacy e fake news. Dalle nostre scelte dipenderà il futuro della rete”. 

Documenti inediti

E' importante, infatti, far conoscere alle giovani generazioni la storia di internet, che da strumento di democrazia ha intrapreso una strada alternativa, quella commerciale, dove i nostri dati diventano merce di scambio e gli algoritmi tracciano tutti i nostri movimenti, scelte e decisioni online. 16 novembre 1959: Giuseppe Roncalli, papa Giovanni XXIII istituisce, in conformità alla Lettera Apostolica Boni Pastoris del 22 febbraio 1959, la Filmoteca Vaticana. Snodo determinante nella storia del rapporto tra i cattolici e il cinema, tale data ha rappresentato “il crocevia di una transizione che l’evento del Concilio Vaticano II avrebbe completato”. Con queste parole Monsignor Dario Edoardo Viganò, Vice-Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, analizza gli sviluppi di un legame complesso e articolato, nel suo nuovo libro: Il cinema dei Papi. Documenti inediti dalla Filmoteca Vaticana, edito da Marietti, che sarà presentato oggi a Roma alle ore 12, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Insieme all’autore interverranno: il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano; Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Giulia Carluccio, presidente della Consulta Universitaria Cinema e Prorettrice dell’Università degli Studi di Torino e Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. Un filo narrativo che si sviluppa attraverso la ricerca, l’analisi, l’approfondimento, grazie a una ricca documentazione, in gran parte inedita, proveniente dagli archivi vaticani. Il volume, che si inserisce nell’ambito di un lavoro di ricerca di Monsignor Viganò sulla relazione tra Chiesa e cinema iniziato negli anni ’90, ripercorre diversi orientamenti pastorali verso il mezzo cinematografico, gli approcci di Pio XII e Giovanni XXIII, le loro declinazioni istituzionali, ricostruendo i processi di sviluppo che hanno portato all’istituzione della Filmoteca Vaticana.

 Per parlare all’uomo di ogni epoca

La sala di proiezione, allestita negli anni settanta a Palazzo San Carlo con attrezzature della ditta Cinemeccanica, è stata ristrutturata nel 2005, ricavando un secondo cellario dietro lo schermo. La sala ha ospitato in varie occasioni Papa Giovanni Paolo II e molti registi hanno presentato qui in anteprima le loro opere, tra cui Liliana Cavani, Roberto Benigni, Martin Scorsese. In occasione del 50° anniversario della Filmoteca Vaticana, con le immagini dell’archivio è stato realizzato un documentario, La Filmoteca Vaticana. Immagini dal Concilio. Il filo conduttore della narrazione è il legame che unisce la Filmoteca al Concilio Vaticano II, annunciato da Giovanni XXIII a gennaio 1959, stesso anno della fondazione dell’archivio. Per realizzare questo documentario sono state selezionate oltre 100 ore di filmati sul Concilio Vaticano II, sottolineando lo spirito di una nuova era di fronte alla quale la Chiesa universale si interrogava, nella prospettiva di una comunicazione sempre più capillare che offrendo la possibilità di raggiungere tutti i cristiani.  

Dalla pellicola al web

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. Rintracciare tweet e post nella storia dell’evangelizzazione non è semplice. Se non altro perché sono forme di linguaggio inedite, almeno sino a poco tempo fa. A guardar bene, secondo il missionario scalabriniano don Gaetano Saracino, forme di linguaggio innovativo non sono del tutto estranee all’annuncio del Vangelo. Non saranno tweet, post o blog, ma il segno della croce o il suono delle campane sono ovviamente ben più di un flash mob e di un trill, ne precorrono la forma, richiamano al mistero e durano ancora. Gesù stesso ha dato prova di saperci fare con la comunicazione: da Nazaret scese a Cafarnao a predicare. Dunque da un luogo isolato ed arroccato ad un porto di lago, il mare di Galilea, per altro attraversato dalla via dell’impero, il cardo maximus, che portava a Damasco, sede di una dogana e in rapporti commerciali con l’alta Galilea, la Siria, la Fenicia, l’Asia Minore, Cipro e l’Africa. E lo stesso Figlio di Dio accompagna i fedeli dall’Annunciazione all’Annuncio. D’altronde: «il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Il missionario scalabriniano don Gaetano Saracino richiama il linguaggio attuale dei social: nella storia recente quando Benedetto XVI inaugurava dallo schermo di un iPad la sua presenza su Twitter, aprendo otto account in altrettante lingue, cui si è aggiunta poco dopo quella in latino. I mass media collegarono quell’evento al gesto di Pio XI, che nel 1931 dai microfoni di Radio Vaticana lanciava il suo primo messaggio radiofonico e, ancor prima, la benedizione impressa da Leone XIII nel 1896 sulla pellicola dei fratelli Lumière.

Differenti forme di comunicazione

Il cuore è sempre la Buona Notizia, il Vangelo. L’Annuncio corre, è presente, ma proprio per la sua natura viva e vivificante non può rimanere lettera, deve diventare prossimità, incontro, dialogo. A giudizio di Saracino, in una tag cloud, quella specie di nuvola grafica dove la grandezza delle parole scritte è proporzionale alla loro ricorrenza, sarebbero queste le parole chiave del pontificato di Francesco: prossimità, incontro, dialogo. Al centro della comunicazione le persone che comunicano sono in forte relazione fra di loro. E allora mentre l’attenzione social, fortemente favorita dall’innovazione tecnologica, si è ormai spostata dal mezzo al messaggio, tanti, troppi e spesso, in papa Francesco resta marcata l’esigenza di stabilire una relazione sempre, in qualsiasi contesto comunicativo perché il messaggio si affermi con autenticità ed efficacia. Non sarà strettamente social, ma per Saracino è innovativa e ben visibile in Francesco la capacità di fare una sorta di magistero per aria. Il riferimento è all’incontro in aereo con i giornalisti, nei suoi viaggi intercontinentali, trasformatisi in un vero e proprio esercizio del magistero, dalle dichiarazioni impegnative e piuttosto esplicite; ma anche ai continui richiami ai suoi ministri, nel rivedere le lunghe omelie e i limiti della comunicazione ecclesiastica nel suo insieme: se il Figlio di Dio, Parola del Dio vivente, si è fatto carne non può che essere venuto a cercare e a salvare (coinvolgere) ciò che era perduto! (Lc 19,10). La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte e un iPad aperto su un social dall’altra, costituiscono forme differenti di comunicazione corrispondenti a quasi due epoche ma, come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa, rispondendo al modo attivo di comunicare odierno. Per Saracino una Chiesa che sa sorprendere esiste: non solo lezioni a colpi di liturgie ma anche comunicazione mediatica e pratiche on line per comunicare. 

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