MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019, 09:59, IN TERRIS

VATICANO

Da Leone XIII a Francesco, il cinema dei Papi

All’Ambasciata italiana presso la Santa Sede si celebrano i 60 anni dall’inaugurazione della Filmoteca vaticana

GIACOMO GALEAZZI
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Una foto della Filmoteca Vaticana durante la presentazione di un documentario - ©Vatican Media
Una foto della Filmoteca Vaticana durante la presentazione di un documentario - ©Vatican Media
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 lo scrigno dei tesori in celluloide della Santa Sede. Il Nuovo Cinema Paradiso dei pontefici nei quali il Vaticano custodisce il materiale filmato sulla storia della Chiesa, a partire dal documento del 1896, Papa Leone XIII nei Giardini Vaticani. Nell’archivio sono stati catalogati circa 8 mila, su supporto acetato, magnetico, digitale, provenienti da donazioni. Il 29 ottobre si terrà a Roma alle ore 12, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, la presentazione del libro di monsignor Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere della Pontificia accademia delle scienze e della pontificia accademia delle scienze sociali.


Documenti inediti

Il saggio si intitola Il cinema dei Papi. Documenti inediti dalla filmoteca vaticana e rappresenta lo sviluppo di un lavoro di ricerca dell’autore sulla relazione tra la Chiesa e il cinema, a sessant’anni dall’inaugurazione della Filmoteca Vaticana (16 novembre 1959). Monsignor Viganò, nato a Rio de Janeiro nel 1962, dopo gli studi in filosofia e teologia a Milano nel 1987 è ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano. È stato nominato prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede nel giugno 2015. È stato direttore del Centro televisivo vaticano Ctv dal gennaio 2013 al dicembre 2015. In precedenza, dal 2004 al 2013 ha ricoperto la carica sia di presidente della Fondazione ente dello spettacolo (realtà fondata nel 1946 come associazione ente dello spettacolo e in seguito, nel 2006, divenuto fondazione)  sia di direttore della prestigiosa “Rivista del Cinematografo”, la più antica rivista di cinema in Italia, fondata a Milano nel 1928.


Il Fondo Joye

Oltre a documenti storici, la Filmoteca conserva il Fondo Joye, una raccolta di film risalenti ai primordi del cinema, tra cui L’inferno, del 1911; ci sono poi documentari di arte, cultura, attualità e film commerciali di valore artistico e tematico. Alcuni dei materiali più rappresentativi sono richiesti dalle cineteche di tutto il mondo in occasione di festival e retrospettive cinematografiche. Per la conservazione dei materiali in pellicola (16 e 35 mm.) è stato realizzato un cellario con le condizioni climatiche ottimali: temperatura tra 14° e 18°, umidità relativa al 35%, secondo le indicazioni della Fiaf di cui la Filmoteca Vaticana è membro. La Filmoteca ha una sala di proiezione con 54 posti, ristrutturata nel 2005, dove si svolgono anteprime cinematografiche ed eventi. La sala è nello Stato Vaticano, a Palazzo San Carlo e adiacente ad essa è il cellario per la conservazione delle pellicole. Dal 1997, con la Fondazione ente dello Spettacolo e il Pontificio consiglio della cultura, la Filmoteca Vaticana partecipa all’organizzazione del Festival Tertio Millennio, che si svolge a Roma nel mese di dicembre e coinvolge cattolici, valdesi, protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani. Il festival interreligioso è l’occasione per rinnovare il dialogo tra le diverse culture, attraverso l’immediatezza del linguaggio cinematografico.


Le radici storiche

Il 16 novembre 1959 Papa Giovanni XXIII istituisce la Filmoteca Vaticana allo scopo di raccogliere e conservare il materiale filmato sulla vita della Chiesa. La Filmoteca fu affidata alla allora Pontificia Commissione per la Cinematografia, divenuta poi nel 1964 Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali e nel 1988 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Oggi la Filmoteca è parte del dicastero per la Comunicazione. I primi 600 titoli, spiegano in Vaticano, furono catalogati a mano, in un libro, e conservati in un armadio, ma dal 1990 è stata avviata una catalogazione informatica. Lo stesso anno è stato realizzato un cellario climatizzato per la conservazione delle pellicole ed un piccolo centro studi per la consultazione del materiale cartaceo ed audiovisivo.


L’ispirazione conciliare

La sala di proiezione, allestita negli anni settanta a Palazzo San Carlo con attrezzature della ditta Cinemeccanica, è stata ristrutturata nel 2005, ricavando un secondo cellario dietro lo schermo. La sala ha ospitato in varie occasioni Papa Giovanni Paolo II e molti registi hanno presentato qui in anteprima le loro opere, tra cui Liliana Cavani, Roberto Benigni, Martin Scorsese. In occasione del 50° anniversario della Filmoteca Vaticana, con le immagini dell’archivio è stato realizzato un documentario, La Filmoteca Vaticana. Immagini dal Concilio. Il filo conduttore della narrazione è il legame che unisce la Filmoteca al Concilio Vaticano II, annunciato da Giovanni XXIII a gennaio 1959, stesso anno della fondazione dell’archivio. Per realizzare questo documentario sono state selezionate oltre 100 ore di filmati sul Concilio Vaticano II, sottolineando lo spirito di una nuova era di fronte alla quale la Chiesa universale si interrogava, nella prospettiva di una comunicazione sempre più capillare che offrendo la possibilità di raggiungere tutti i cristiani.  


Il nuovo linguaggio dell’evangelizzazione

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. Rintracciare tweet e post nella storia dell’evangelizzazione non è semplice. Se non altro perché sono forme di linguaggio inedite, almeno sino a poco tempo fa. A guardar bene, secondo il missionario scalabriniano don Gaetano Saracino, forme di linguaggio innovativo non sono del tutto estranee all’annuncio del Vangelo. Non saranno tweet, post o blog, ma il segno della croce o il suono delle campane sono ovviamente ben più di un flash mob e di un trill, ne precorrono la forma, richiamano al mistero e durano ancora. Gesù stesso ha dato prova di saperci fare con la comunicazione: da Nazaret scese a Cafarnao a predicare. Dunque da un luogo isolato ed arroccato ad un porto di lago, il mare di Galilea, per altro attraversato dalla via dell’impero, il cardo maximus, che portava a Damasco, sede di una dogana e in rapporti commerciali con l’alta Galilea, la Siria, la Fenicia, l’Asia Minore, Cipro e l’Africa. E lo stesso Figlio di Dio accompagna i fedeli dall’Annunciazione all’Annuncio. D’altronde: «il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Il missionario scalabriniano don Gaetano Saracino richiama il linguaggio attuale dei social: nella storia recente quando Benedetto XVI inaugurava dallo schermo di un iPad la sua presenza su Twitter, aprendo otto account in altrettante lingue, cui si è aggiunta poco dopo quella in latino. I mass media collegarono quell’evento al gesto di Pio XI, che nel 1931 dai microfoni di Radio Vaticana lanciava il suo primo messaggio radiofonico e, ancor prima, la benedizione impressa da Leone XIII nel 1896 sulla pellicola dei fratelli Lumière.


La fede in pellicola

La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte e un iPad aperto su un social dall’altra, costituiscono forme differenti di comunicazione corrispondenti a quasi due epoche ma, come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa, rispondendo al modo attivo di comunicare odierno. Per Saracino una Chiesa che sa sorprendere esiste: non solo lezioni a colpi di liturgie ma anche comunicazione mediatica e pratiche on line per comunicare. Il cuore è sempre la Buona Notizia, il Vangelo. L’Annuncio corre, è presente, ma proprio per la sua natura viva e vivificante non può rimanere lettera, deve diventare prossimità, incontro, dialogo. A giudizio di Saracino, in una tag cloud, quella specie di nuvola grafica dove la grandezza delle parole scritte è proporzionale alla loro ricorrenza, sarebbero queste le parole chiave del pontificato di Francesco: prossimità, incontro, dialogo. Al centro della comunicazione le persone che comunicano sono in forte relazione fra di loro. E allora mentre l’attenzione social, fortemente favorita dall’innovazione tecnologica, si è ormai spostata dal mezzo al messaggio, tanti, troppi e spesso, in papa Francesco resta marcata l’esigenza di stabilire una relazione sempre, in qualsiasi contesto comunicativo perché il messaggio si affermi con autenticità ed efficacia. Non sarà strettamente social, ma per Saracino è innovativa e ben visibile in Francesco la capacità di fare una sorta di magistero per aria. Il riferimento è all’incontro in aereo con i giornalisti, nei suoi viaggi intercontinentali, trasformatisi in un vero e proprio esercizio del magistero, dalle dichiarazioni impegnative e piuttosto esplicite; ma anche ai continui richiami ai suoi ministri, nel rivedere le lunghe omelie e i limiti della comunicazione ecclesiastica nel suo insieme: se il Figlio di Dio, Parola del Dio vivente, si è fatto carne non può che essere venuto a cercare e a salvare (coinvolgere) ciò che era perduto! (Lc 19,10).

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