Stop al viaggio papale a Malta per l’emergenza sanitaria

Il rinvio della visita di Francesco nell'isola che da anni è uno snodo fondamentale nelle rotte migratorie e le radici conciliari della geopolitica della misericordia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:47

“A causa della situazione mondiale in corso e in accordo con le autorità e la Chiesa locale, l’annunciato viaggio apostolico a Malta è stato rinviato a data da definirsi, annuncia Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede.

Chiesa in prima linea

Contro la pandemia la Chiesa è mobilitata in ogni diocesi con migliaia di attività caritative e iniziative di vicinanza spirituale e materiale. E il prezzo pagato  dai sacerdoti è molto alto. Sono almeno 30 i preti morti in Italia a causa dell’onda virale del Covid-19, almeno 16 vittime sono della diocesi di Bergamo, ricostruisce Vatican news, Parroci, formatori, uomini dediti al loro ministero, “dalle loro vite emerge lo spaccato della Chiesa che ama Francesco, quella che ha l’odore delle sue pecore e che ne condivide condizioni e sorte”.

Un momento del trasporto della salma di una vittima del Covid-19 nel cimitero monumentale di Bergamo – Foto © Flavio Lo Scalzo per Catholic News Service

L’ispirazione per l’annuncio

Jorge Mario Bergoglio si è subito definito un peccatore a cui il Signore (miserando) ha rivolto i suoi occhi. Ma soprattutto è il papa che ha ripreso in mano il Concilio e lo sta portando avanti dopo cinquant’anni di recezione piuttosto contrastata, ripartendo dal punto in cui il Vaticano II era arrivato e cioè la riproposizione dell’annuncio nei modi adatti ai nostri tempi con le modalità, lo stile e le parole che i tempi richiedono. “Quella sognata da Francesco è una Chiesa aperta, che esce da se stessa, si china sui poveri, si spalanca al mondo e all’umanità, sentendosene parte e sapendo di condividere la sua sorte e di avere contratto, in Cristo, un debito di servizio nei suoi confronti- evidenzia il presidente dell’Apsa, Nunzio Galantino nella prefazione del libro “Il Concilio di papa Fancesco”-. Anche tale vivo e pressante afflato, che emerge da ogni parola e ogni gesto del papa, ci riporta al Concilio, e in particolare alla Gaudium et Spes, che costantemente sollecita la Chiesa ad aprirsi al mondo; non per perdere la sua identità, ma appunto per trovarla, in quanto essa esiste per la missione“.

La geopolitica della misericordia

Come è stato notato e scritto da molti osservatori, la misericordia, quale punto focale del ministero di Francesco, costituisce anche il criterio ispiratore della sua concezione geopolitica, che lo porta a ispirare a questa regola suprema della vita cristiana anche il linguaggio della politica e della diplomazia. “La misericordia non cancella le esigenze della giustizia, bensì le presuppone e le compie e, qualora una giustizia piena non sia possibile a causa di antiche ingiustizie ormai consumatesi, si apre alla richiesta di perdono, come abbiamo sentito per esempio nel discorso rivolto al popolo del Chiapas, durante il viaggio apostolico in Messico- evidenzia monsigno Galantino-. Quella costruita da Francesco, nei suoi viaggi, nei suoi incontri e nell’attività diplomatica della sua Chiesa, è una politica aperta, estranea a compromessi o ad alleanze di comodo, laica ma coinvolta, libera e rivolta ai poveri e a ogni situazione di bisogno e di sofferenza, estranea al giudizio e capace di sostenere e accompagnare con volto di madre”. E tale modalità,
lungi dal rappresentare una debolezza, “si trasforma al contrario in motivo di forza e di autorevolezza“, come si è reso evidente nel gesto umile e decisivo dell’indizione di un giorno di digiuno e preghiera per scongiurare la guerra in Siria, o nella mediazione del papa nei rapporti tra Usa e Cuba, risultata determinante per riconoscimento dei loro stessi capi di Stato. L’opera della Chiesa diventa efficace, ricorda Francesco in ogni
parola e in ogni gesto, non quando essa difende le sue posizioni, ma quando è libera e povera, ancorandosi alla vera ricchezza, che le viene da Dio.

Modernità e Tradizione

Un pontificato, quello di Francesco, capace di innovare rispettando e vivificando la Tradizione. “La continuità vera, che il Concilio ha sposato e promosso, e che noi stessi dobbiamo percorrere, chiede la capacità di tornare sempre al Vangelo e di farsi trasformare dalla sua forza rinnovatrice– precisa Galantino-. La vera continuità è lasciarsi interrogare dai tempi, facendo tesoro della viva tradizione ecclesiale. Francesco è il primo a mostrarci tale disponibilità interiore e a spingerci con grade forza in avanti, sempre oltre. Il Papa non sa bene dove, come papa Roncalli non conosceva fin da prima l’esito del Concilio. Sa però che prendere il largo è il solo modo per lasciare che il Signore realmente ci guidi, e che osare per il bene della missione e degli uomini del nostro tempo è la sola via per lasciare che lo Spirito rinnovi la Chiesa, rendendola sempre capace di profezia, e trasformi il mondo con la potenza della carità e della fraternità.

 

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