Home Attualità Domani, contro la pandemia, 2 ore di preghiera in casa

Domani, contro la pandemia, 2 ore di preghiera in casa

In tutto il mondo l'apostolato nell'emergenza sanitaria diventa una mobilitazione di fede che trasforma le case in luoghi di spiritualità. L'Ave Maria dai balconi recitata ogni sera da milioni di italiani con don Aldo Buonaiuto alle 19,30

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:52

In questa situazione di isolamento sociale, i vescovi dominicani invitano le famiglie a “rafforzare la Chiesa domestica nelle loro case, ad amare il prossimo pur rimanendo a casa e ad essere creativi nella dinamica della trasmissione della fede e degli altri valori”, oltre che a seguire gli studi dei figli, che possono proseguire in molti casi grazie agli strumenti digitali. L’episcopato del paese centroamericano incoraggia “ad essere più rigorosi nel rispettare le disposizioni delle autorità” in materia di isolamento sociale, isolamento negli orari prestabiliti, uso di guanti e mascherine, lavaggio frequente delle mani, disinfezione di superfici e oggetti di uso comune.

Piattaforme

In America centrale domani sarà la Giornata della preghiera domestica per invocare la fine dell’emergenza santitaria e sarà trasmessa a livello nazionale e internazionale attraverso diverse piattaforme di comunicazione, a partire dalle 9 dalla Cattedrale di San Giacomo Apostolo e dalle 10 dalla Cattedrale Primate dell’America. Alle ore 11 ogni vescovo, nella sua diocesi, presiederà l’Eucaristia che sarà trasmessa dai media locali. Nel loro comunicato, riferisce Fides, la conferenza episcopale dominicana evidenzia: “Vi ricordiamo che la Chiesa non è chiusa: siamo testimoni che ora più che mai c’è una Chiesa in ogni casa. Sappiamo che vi manca andare a fare visita, abbracciare, andare normalmente al lavoro, partecipare alla messa in chiesa, alle attività delle parrocchie, delle comunità, anche a noi manca! Per favore, restate a casa e ascoltate la voce di Dio. Coraggio, non abbiate paura!”.

Ave Maria dai balconi

Quasi due milioni e mezzo sono ormai i partecipanti all’iniziativa di preghiera lanciata sei settimane fa da don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII: “Almeno cinque minuti al giorno, il tempo di un’Ave Maria, si stacchino gli occhi dagli schermi per alzarli verso il cielo perché anche gli smartphone possono diventare candele che riflettono la luce di Cristo”. Una mobilitazione spirituale che, nelle intenzioni del sacerdote degli ultimi, vuole soprattutto “tenere viva la fiammella della devozione mariana in un momento nel quale la domanda di sacro e di religione percorre nuove strade e cerca strumenti di dialogo individuale e comunitario che integrino quelli istituzionali e tradizionali”. “Nella nostra Ave Maria dal balcone per i malati di Covid-19 e chi li assiste– evidenzia don Buonaiuto- abbiamo toccato con mano e compreso la natura globale dell’emergenza sanitaria in corso, e questo grazie alla moltitudine di collegamenti che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere via web da decine di nazioni che si uniscono alla novena per senso di condivisione e per un sentimento autenticamente cattolico secondo l’etimologia del termine”.

Amore divino

La realtà del paese centroamericano è particolarmente grave in questo tempo di pandemia, il Consiglio permanente dell’episcopasto offre alcune riflessioni e orientamenti per “rafforzare la fede, la solidarietà e la speranza del nostro amato popolo dominicano” e perché prenda coscienza dei provvedimenti delle autorità per evitare la propagazione del virus. “L’esperienza del Covid-19 ci ha portato disordine generale e persino la perdita dolorosa dei propri cari- evidenziano i vescovi -. Ma ha anche toccato le fibre sensibili dell’umanità, lanciandoci improvvisamente in una maggiore chiarezza di coscienza riguardo alla nostra condizione di solidarietà: nessuno (ricco o povero) è esente da pericoli. Tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro. In tutto il mondo, grazie a Dio, ci sono state abbondanti espressioni di amore per il prossimo e la nostra amata nazione non fa eccezione”.

In soccorso agli ultimi

L’episcopato, precisa l’agenzia missionaria della Santa Sede, ringrazia i fedeli per la loro collaborazione a favore dei più svantaggiati, e i presbiteri e gli operatori pastorali per la creatività con cui continuano ad essere vicini ai fedeli, attraverso mezzi e forme diverse. Assicurano quindi che la Chiesa continuerà a svolgere il suo ministero di assistenza ai malati, ai poveri, agli anziani e a quanti sono privi della libertà. “Senza dubbio, i grandi eroi nella presente circostanza sono tutte quelle persone che con il loro servizio sono esposte a infezione: operatori sanitari, personale delle pulizie, fornitori di cibo, polizia nazionale, organizzazioni militari, giornalisti, tra gli altri. A loro va la nostra ammirazione e promettiamo fermamente la preghiera”.

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