San Pio da Pietralcina, l’instancabile e generoso dispensatore della misericordia divina

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La vita e la missione di Padre Pio testimoniano che difficoltà e dolori, se accettati per amore, si trasformano in un cammino privilegiato di santità, che apre verso prospettive di un bene più grande, noto soltanto al Signore”. Sono le parole che Giovanni Paolo II ha pronunciato esattamente 18 anni fa durante la Messa di canonizzazione del popolarissimo frate con le stimmate. Il 16 giugno 2002, infatti, in una piazza San Pietro gremita di oltre 300mila fedeli festanti, la Chiesa ha decretato ufficialmente la santità di un uomo che era stata già attestata da milioni di credenti nel corso degli anni.

Un cammino originale e straordinario quello compiuto da Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nato nel 1887 da una famiglia di contadini e fin da bambino animato dal desiderio di consacrarsi a Dio. A 16 anni entra nel noviziato dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a Morcone e sceglie di chiamarsi Fra Pio. Nel 1910 riceve l’ordinazione sacerdotale, mente sei anni dopo entra nel convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo. Dedica molte ore della giornata al sacramento della Riconciliazione rendendosi un instancabile e generoso dispensatore della misericordia divina – per “prosciogliere i fratelli dai lacci di satana” – sempre disponibile all’accoglienza e alla direzione spirituale. Tante delle confessioni si tramutano in straordinarie conversioni. Il vertice del suo impegno apostolico è la celebrazione della Santa Messa. Ama ripetere “sono un povero frate che prega” ed è convinto che “la preghiera è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il Cuore di Dio”. Alla relazione orante col Creatore dedica tutto sé stesso, anche nei momenti di pausa e fino a notte fonda.

Per Padre Pio “soffrire con Gesù” è un dono: “nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia”. “Tutto quello che ha sofferto Gesù nella sua passione – spiega – indegnamente, lo soffro anch’io, per quanto è possibile a creatura umana”. E ancora, come annota nell’Epistolario: “Per arrivare a raggiungere l’ultimo nostro fine bisogna seguire il divin Capo, il quale non per altra via vuol condurre l’anima eletta se non per quella da lui battuta; per quella, dico, dell’abnegazione e della Croce”. Un sacerdote trovandosi un giorno a San Giovanni Rotondo narra a tal proposito: “Avevo inteso parlare tanto della Messa di Padre Pio. Appena egli fu ai piedi dell’altare e diede inizio al sacro rito, fui sensibilmente richiamato a una partecipazione interiore quale non ho mai provato dinanzi a nessun’altra Messa. Pareva sopraffatto da un peso che non riusciva a sostenere. Si reggeva e muoveva sui piedi con uno strazio visibile e che quasi si comunicava. Durante l’offertorio, specie levando l’ostia sulla patena, restò otto o dieci minuti immobile e come rapito da una visione angosciosa che gli si rifletteva sul volto in piccoli movimenti ora deliziosamente estatici, ora dolorosi, mentre gocce di sudore gli scendevano dalla fronte. In certi momenti i suoi occhi si dilatavano e diventavano luminosi: era una luce attraversata a intermittenza da lampi di dolore e di terrore. Dissi a me stesso: quest’uomo sta vivendo nell’anima e nella carne il dramma del Calvario…”.

Padre Pio riceve la grazia delle stimmate e vive il fenomeno mistico della trasverberazione nella quale rivela che un “personaggio celeste” gli scaglia “con tutta violenza, nell’anima”, “una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata” e infuocata. Racconta di essere continuamente tormentato dal demonio attraverso visioni orrende e percosse fisiche: “Il demonio mi vuole per sé, ad ogni costo”. Tante sono le prove che è costretto ad affrontare a causa dei suoi singolari carismi, che radunano intorno a lui tanti fedeli. Per due anni il Santo Uffizio gli toglie ogni facoltà propria del ministero sacerdotale a eccezione della Messa che può solo celebrare in privato, nella cappella interna del convento. Alcune di queste difficili esperienze lo rendono così triste da portarlo quasi sull’orlo di un precipizio umano e spirituale. Ma lui resiste con spirito indomito e affidandosi anche alla Vergine Maria che chiama affettuosamente “mammina mia”.

La vita del Santo di Pietrelcina è anche il riflesso di un incessante impegno teso ad alleviare dolori e miserie di tante famiglie, coronato nel 1956 con la fondazione della “Casa Sollievo della Sofferenza”. Si tratta di un polo ospedaliero d’avanguardia che Padre Pio, così inaugura: “Questa è la creatura che la Provvidenza, aiutata da voi, ha creato; ve la presento. Ammiratela e benedite insieme a me il Signore Iddio. È stato deposto nella terra un seme che Egli riscalderà coi suoi raggi d’amore”. Padre Pio muore nella notte del 23 settembre del 1968, all’età di 81 anni. Accasciato sulla poltrona, vestito del suo saio, stringeva tra le dita la corona del Rosario mormorando ripetutamente: “Gesù, Maria!”. La sua testimonianza e la sua carità incontenibile risplendono come fulgido esempio per ogni cristiano. “Questo Gesù – scrive infatti in una lettera – quasi sempre mi chiede amore. Ed il mio cuore più che la bocca gli risponde: o Gesù mio, vorrei… e non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: sì, Gesù, ti amo”.

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