Non sono mai troppe le occasioni per schivare il nemico

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Stamattina una giovane collaboratrice mi è affettuosamente venuta a prendere a casa per recarci ad un impegno lavorativo: si tratta di una giovane che desidera imparare e si è posta da tempo in osservazione per cogliere gli aspetti più concreti dell’attività professionale svolta, che non possono essere insegnati all’Università ma si apprendono solo sul campo, come usa dirsi. Devo dire che questo impegno mi lusinga poiché riuscire a trasmettere ad un discepolo parte del proprio sapere, anche pratico, rappresenta un buon metodo per lasciare un testimone di sé.

È quanto abitualmente attingiamo dal passato, familiare e particolare come culturale e generale, dalla scuola come dalle letture, dai genitori come dagli amici, dai classici agli artisti, come esempio da seguire, come virtù da imitare, come guida a cui ispirarsi.

È il rapporto tra il maestro e l’allievo, che travalica i limiti dell’attività e sconfina nella scuola di vita: tutti hanno avuto ed hanno un modello a cui rivolgersi, tutti hanno avuto un riferimento con cui confrontarsi, uno specchio concreto di vita col quale misurare le proprie azioni e nel quale riflettere le proprie convinzioni.

Sovente la differenza la fa il buono o il cattivo maestro, ma la sensibilità dell’allievo deve essere attenta alla scelta giacché sulle strade del mondo ci sono sempre il Gatto e la Volpe e finanche un burattino di legno come Pinocchio riesce ad intuire il pericolo, benché non abbia dato ascolto al Grillo parlante.

Quale allora lo sforzo da compiere: cercare dentro di sé la propria natura (quella esistente non quella desiderata) valorizzarla attraverso le aspirazioni più sincere ed affidarsi ad una guida premurosa quanto sicura, non importa se viva o conosciuta attraverso le opere che ha saputo trasmettere, ed orientarsi nella direzione appresa, affidandosi alla scelta fatta con consapevolezza.

Sono due i momenti salienti di questo virtuoso percorso: una scelta saggia ed oculata ed un affidamento sincero e consapevole. La prima presuppone un ambiente adatto in cui rinvenire colui da eleggere a propria fonte di conoscenza ed a propria guida di vita: il primo luogo è certamente la famiglia, tra i genitori, i fratelli e le sorelle, i nonni, gli zii, i cugini, osservando i comportamenti ed ascoltando le parole, raffrontandole con la propria indole, con il proprio carattere, con le proprie aspettative, esercitando una critica positiva e favorevole per discernere i contenuti ammirevoli. Analogamente per gli autori del passato, attingendo alle opere d’arte per coglierne il messaggio e confrontandolo con il tempo presente per comprenderne l’attualità.

La scelta poi va assecondata con la fiducia nell’ascoltare gli insegnamenti e nell’osservare i modi di agire per farne tesoro, quasi impregnandosi del messaggio ricevuto; spesso si obietta la propria individualità a ricevere supinamente gli insegnamenti ma va osservato che qualunque insegnamento è filtrato dalla propria personalità, dal proprio vissuto, dai gusti come dalle capacità, dai tempi, poiché non sarà mai un’imitazione servile ma avremo sempre una nuova sorgente di sapere che attinge sì dalla fonte ma filtra attraverso se stessi.

È in questo contesto che durante la sosta per il pranzo la giovane collaboratrice mi ha chiesto chi fosse Satana: ho avviato la mia risposta sulla natura del bene e sui principi che lo regolano attraverso le azioni ispirate al miglioramento dell’Umanità, cui Dio ha offerto il proprio volto mediante il sacrificio di Cristo, per allontanare il male ed offrire la salvezza del mondo, quando mi sono sentito rispondere se davvero credessi in queste favole. Il dialogo è scaduto e si è chiuso rapidamente su posizioni opposte.

Non mi è stato difficile dimostrare che la giovane promessa aveva avuto una prova di Satana ben migliore di qualunque parola avessi potuto offrire: appena è emersa l’opportunità di discutere sulla natura del bene il maligno ha steso la sua mano impedendone il dialogo.

Se fosse sempre così smaccata la sua azione, l’evidenza lo ricondurrebbe rapidamente nell’abisso. Purtroppo, occorre spesso non lasciarsi trascinare nel vortice appositamente creato per distrarci ma mantenere saldo il timone verso la nostra meta. Spero che l’esperienza concreta sia servita a non aprire falle nelle proprie convinzioni e a tenere alta la fiamma della fede, giacché è nelle sue pieghe che si insinua il Nemico.

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