Angelus, Papa Francesco: “Camminare insieme, accanto ai più vulnerabili”

Nella Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, Papa Francesco ricorda: "Esibire la 'patente di credenti' per giudicare ed escludere è peccato"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:34
Papa Francesco Angelus Migranti rifugiati
Foto © VaticanMedia

“Verso un noi sempre più grande”. E’ il tema della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che, come ricordato da Papa Francesco al termine dell’Angelus domenicale, significa “camminare insieme, senza pregiudizi e senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile”. E, fra questi, vi sono i “migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati. Siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo, che non escluda nessuno”. E non dimentica l’invito a volgere il proprio sguardo verso il monumento al migrante, posto in Piazza San Pietro. A “soffermarvi sullo sguardo di quelle persone e a cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere… Non chiudiamo le porte alla loro speranza”.

L’Angelus di Papa Francesco

Del resto, anche la liturgia odierna pone al centro chi opera per il bene. Nello specifico, “un uomo che scacciava i demoni nel nome del Signore”, fermato dai discepoli di Gesù perché non appartenente al loro gruppo. E’ lo stesso Gesù, come ricorda Papa Francesco, a invitarli “a non ostacolare chi si adopera nel bene, perché concorre a realizzare il progetto di Dio“. Ammonendoli al contempo che “invece di dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri”. Le parole di Gesù svelano una tentazione, quella della chiusura, e insieme offrono un’esortazione, quella di “stare attenti a noi stessi”.

La tentazione della chiusura

Evitare di incorrere nell’errore dei discepoli, che “pensano di avere ‘l’esclusiva su Gesù’ e di essere gli unici autorizzati a lavorare per il Regno di Dio”. In questo modo, infatti, essi “finiscono per sentirsi prediletti e considerano gli altri come estranei, fino a diventare ostili nei loro confronti”. Ogni chiusura, spiega Papa Francesco, “fa tenere a distanza chi non la pensa come noi e questo è la radice di tanti mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso”. Inoltre, ricorda, occorre “anche vigilare sulla chiusura nella Chiesa. Perché il diavolo, che è il divisore insinua sempre sospetti per dividere ed escludere la gente. Tenta con furbizia, e può succedere come a quei discepoli, che arrivano a escludere persino chi aveva cacciato il diavolo stesso”.

L’esortazione di Gesù

Una tentazione che fin troppe volte si insinua nelle comunità che, anziché essere “umili e aperte”, possono dare l’impressione di tenere a distanza l’altro. E “questo è un peccato. Esibire la ‘patente di credenti’ per giudicare ed escludere. Chiediamo la grazia di superare la tentazione di giudicare e di catalogare, e che Dio ci preservi dalla mentalità del ‘nido’, quella di custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono: il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare, e così via”. Lo Spirito Santo non vuole chiusure e il Vangelo regala un’esortazione di Gesù a “non scendere a patti col male… Gesù è radicale in questo, esigente, ma per il nostro bene, come un bravo medico. Ogni taglio, ogni potatura, è per crescere meglio e portare frutto nell’amore”.

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