Allarme dell'Onu: “A Ghouta mancano i farmaci”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:24

Allarme dell'Onu per la mancanza di farmaci salvavita, attrezzature mediche e chirurgiche nella zona est di Ghouta, in Siria, che non vengono fatte entrare nell'area fuori Damasco. E questo nonostante l'escalation della violenza e l'aumento dei bisogni imanitari. Non è stato inoltre approvato il piano per trasferire pazienti in condizioni difficili in altri ospedali.

Emergenza

A Ghouta est in soli 4 giorni, fino al 17 novembre, sono state uccise 84 persone tra cui 17 bambini e 6 donne, e 659 persone sono rimaste ferite (tra cui 127 bambini e 87 donne). “A Ghouta è necessario con urgenza un aiuto umanitario continuo e senza impedimenti e il piano per l'evacuazione dei pazienti sono in ritardo”, ha detto Elizabeth Hoff, rappresentante dell'Oms in Siria. “Sono disponibili prodotti sanitari salvavita e l'Oms, insieme ai suoi partner, è pronta a rispondere alle esigenze della popolazione una volta permesso l'accesso”, ha aggiunto.

In trappola

Circa 400 mila uomini, donne e bambini vivono in città e villaggi assediati e i prezzi elevatissimi rendono impossibile l'approvvigionamento di risorse alimentari. Nei giorni scorsi un consigliere dell'Onu ha detto che in questa zona i combattimenti hanno la stessa intensità dei giorni peggiori del conflitto siriano

Vertice di Sochi

A Sochi, nel frattempo, è andato in scena un incontro importante per il futuro della Siria, cui hanno partecipato Vladimir Putin, Hassan Rouhani e Recep Tayyip Erdogan. Damasco ha fatto sapere di essere disposta a parlare con tutti coloro che credono in una soluzione politica della crisi siriana, ma afferma che la responsabilità ricade sull’altra parte. “La Siria, sin dall’inizio della crisi, ha adottato un approccio pragmatico costruttivo, credendo nell’impegno, nel dialogo politico e nel destino condiviso per tutto il popolo siriano, e siamo disposti a parlare a tutti coloro che credono in una soluzione politica alla crisi. L’onere è dall’altra parte” ha detto Bouthaina Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al Assad.

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