Sgominata “banda del buco” dedita a furti in Calabria, 7 arresti

Gli indagati erano in contatto con esponenti della 'ndrangheta, la cosca Facchineri e Zagari-Fazzalari di Cittanova e Taurianova

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:53

Una “banda del buco” dedita a furti sistematici e professionali in abitazioni, esercizi commerciali e aziende nella Piana di Gioia Tauro, è stata sgominata dai carabinieri della Compagnia di Taurianova con 7 arresti – 2 ai domiciliari – in esecuzione di un’ordinanza del gip su richiesta della Procura di Palmi diretta da Ottavio Sferlazza. L’indagine, denominata “Banda del buco” per l’abitudine di praticare fori nelle pareti, è stata avviata dai carabinieri a fine 2017 dopo una serie di furti commessi a Taurianova, Cittanova e Polistena. Gli arrestati sono Domenico Ascone, di 40anni, Mihai Tudor (36), romeno, Romania, Gianina Elena Cazacu (40) romena, sottoposta ai domiciliari, Gabriele Fosco (45), Saverio Alessandro Fondacaro (38) , Rocco Giovinazzo (37) e Diego Giovinazzo (45) sottoposto ai domiciliari. Le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio, furto aggravato, ricettazione, porto illegale di armi e violazione di domicilio.

Modus operandi

Gli investigatori hanno individuato un comune “modus operandi” che ha fatto ipotizzare l’esistenza di una banda e hanno collegato gli indagati anche a furti pregressi con indagini destinate all’archiviazione “rilette” alla luce dei nuovi elementi. Gli indagati erano in contatto con esponenti della ‘ndrangheta. Gli indagati, che vivono nello stesso territorio, si conoscevano e si frequentavo ed erano già noti ai carabinieri e, secondo l’accusa, operavano con uno schema tipico e rituale, che prevedeva una accurata pianificazione, la disattivazione dei sistemi di allarmi con la rimozione delle telecamere e l’uso di sostanze come il “poliuretano espanso”, l’utilizzo di disturbatori di frequenza. Inoltre, disponevano di strumentazione costosa e professionale per fare ingresso nei locali da svaligiare e aprire casseforti, utilizzavano passamontagna e utenze cellulari intestate a soggetti stranieri per eludere le indagini e rubavano auto prima di commettere i furti.

‘Ndrangheta

Un’altra peculiarità della banda erano i contatti con la criminalità organizzata. Frequenti erano i colloqui e gli incontri con esponenti della cosca Facchineri e Zagari-Fazzalari, di Cittanova e Taurianova, nei periodi concomitanti ai furti, legati, secondo gli investigatori, alla necessità di ottenere l’autorizzazione o comunque il permesso di compiere i furti “sfatando – affermano i carabinieri – il falso mito che ove le cosche di ‘ndrangheta sono forti, non vengono commessi delitti di criminalità comune e predatoria”. I carabinieri ritengono di avere ricostruito le responsabilità del gruppo in almeno 14 furti per un danno complessivo subito dai derubati di almeno 450.000 euro.

Imprenditore

Tra i furti compiuti anche quello a casa di un imprenditore dove gli indagati avevano asportato gioielli e monili in oro dal valore di 90.000 euro, nonché 3 pistole legalmente detenute e l’auto del proprietario. In un’altra circostanza la banda ha asportati, in una azienda agricola, costosi macchinari, attrezzature e materiale nonché veicoli, per un valore di circa 180.000 euro. Anche il Comune di Taurianova è rimasto vittima della “banda” per un furto al Centro Polifunzionale.

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