Il Duca di Atlantide

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Il summit G7 della finanza, in corso a Chantilly in Francia, è iniziato con l’alzata di scudi dei ministri economici dei Paesi piu industrializzati del mondo contro il varo della ‘libra’, la moneta annunciata dal colosso di Zuckenberg, Facebook. I ministri si sono pronunciati sul rischio che terroristi e criminalità organizzate possano in qualche modo appropriarsene. Naturalmente, il rappresentante americano è stato il più intransigente verso la criptomoneta, preoccupato senza dubbio su un oggettivo ostacolo che ne deriverebbe alla dollarizzazione nei commerci internazionali. Ma, giustamente, si sono dichiarati ostili anche gli altri Paesi, compresi gli europei. In effetti un conto è rendere più efficiente il sistema monetario internazionale e magari evitare monopoli, altra cosa è introdurre monete appartenenti a privati, che non possono dare alcuna garanzia su un terreno così delicato e complesso del potere più grande, che è quello di poter battere moneta, di poterne garantire la solidità, e di possedere l’autorità e la sovranità per regolare accordi tra Stati. Se dovesse passare la libra, è come se al suo padrone privato si desse pari dignità di una Nazione. Ma le Nazioni rappresentano popoli, la libra sarebbe una moneta di un cittadino ricco sfondato. Se si volesse malauguratamente permetterglielo, è come se le Nazioni Unite si dovessero riunire in seduta straordinaria plenaria, e per esempio si nominasse Zuckerberg duca di Atlantide e, in virtù della dignità  conferita da tutti i rappresentanti dei popoli, gli si riconoscesse il diritto di battere moneta.

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