Una veneziana in India tra meraviglia e spavento

Elena Tommaseo, veneziana che vive in India da tanti anni, con il suo racconto trasporta il lettore in questa terra mistica e lontana divisa tra ricchi, benestanti e poverissimi.

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veneziana

Veneziana ma indiana di adozione, lei è Elena Tommaseo Ponzetta. Nata a Venezia nel 1964. Si è trasferita a Milano a metà degli anni ’80 per studiare Graphic Design e lì ha vissuto, lavorando principalmente come free lance, fino al 2010 quando ha deciso di trasferirsi in modo permanente in India. Il suo primo viaggio in India risale al 1997, da allora vi si è recata due volte l’anno. Essendo stata sposata per molti anni con un cittadino indiano, il suo approccio con l’India è stato, quasi fin dal suo primo viaggio, un approccio da “dietro le quinte” entrando velocemente in relazione con la cultura e la vita ordinaria di famiglia e relazioni.

In fila per comprare il latte. Le indicazioni per il distanziamento

Una seconda casa

L’India è divenuta presto la sua seconda casa e, con il marito, nel 2010 vi si è trasferita in modo permanente. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con Mistral, un tour operator di Torino, per il quale tutt’oggi accompagna i tours di gruppo, ha condotto tours in bicicletta in Delhi per 3 anni, per Delhi By Cycle fondata da un ex giornalista olandese. Nel 2016 ha deciso di convertire un suo hobby in un’attività che sta prendendo piede lentamente, ma con grandi soddisfazioni, così nasce Rang, un marchio di abbigliamento e accessori femminili. Le sue collezioni le disegna personalmente, i sarti danno vita ai cartamodelli e ai tessuti che lei fornisce loro. Un modo per esprimere la creatività, senza dover più passare le giornate davanti ad un monitor.

Cassette per indicare il distanziamento

Attualmente vive a New Delhi dove, oltre a lavorare sul suo marchio, conduce autonomamente visite individuali in città, personalizzate e con un approccio volutamente storico e sociale insieme. Continua instancabilmente ad esplorare la città e che ora ama incondizionatamente e che non smette mai di offrirle nuove sorprese se non fosse stato per il Coronavirus che non ha più consentito di portare avanti i suoi progetti.

Nuove misure anti contagio in aeroporto

Il turismo in India

Il Taj Mahal, è chiuso da marzo a causa del coronavirus, e da poco ha riaperto nonostante i contagi in India continuino ad aumentare. Ogni giorno si registrano in media 100mila casi e mille morti, in totale 5,4 milioni di persone sono state contagiate dall’inizio della pandemia, su una popolazione di 1,3 miliardi di persone. Dopo un severo lockdown che aveva messo in ginocchio decine di milioni di persone rimaste senza mezzi di sussistenza, il governo di Narendra Modi ha riaperto poco a poco agli spostamenti e al commercio.

Il Taj Mahal, il mausoleo di marmo bianco di Agra, a sud di New Delhi, è il sito turistico più popolare dell’India e in tempi normali attira sette milioni di visitatori all’anno. Le visite dovranno comunque ora sottostare a rigide regole di distanziamento sociale e il numero giornaliero di visitatori sarà limitato a 5mila, un quarto del normale. I biglietti possono essere acquistati solo online e saranno obbligatori mascherina e controllo della temperatura.

La drammatica situazione economica

“Già prima del coronavirus la situazione economica in India non era delle migliori, il Covid non ha dato altro che il colpo di grazia. Ricordo ancora quando in collegamento con l’Italia assistevo alle scene di carovane di persone che prendevano il treno di corsa per andare dal Nord verso il Sud. Si sapeva a cosa si andava incontro. Qui no. Il lock down è stato messo in atto in 4 ore. Tutti chiusi in casa senza preavviso. Ma chi una casa non ce l’ha come ha fatto? I casi di estrema povertà non sono stati completamente presi in considerazione, nonostante ce ne siano tanti. L’India, infatti, è completamente divisa. Ci sono i benestanti e i miliardari poi direttamente i poveri e i poverissimi”.

L’emergenza sanitaria

Anche la situazione sanitaria era alquanto precaria. Gli ospedali si sono trovati in grandi difficoltà. Ovviamente il sistema sanitario nazionale non è lo stesso dell’Italia. Qui il test all’inizio costava circa 5.000 rupie che corrispondono a 60 euro. Poi tutti sono stati obbligati a scendere il prezzo a 4.500 rupie e bisognava denunciare a chi chiedeva di più, ora sono scesi a 1500, quindi 20 euro”.

Il turismo morto

“Io da febbraio non ho più lavorato nel turismo. I monumenti li stanno riaprendo ora ma i voli internazionali sono chiusi. Quindi procede tutto molto a rilento, sembra di essere tornati indietro di 20 anni. C’è paura di spostarsi e se pure si volesse non te lo permettono. Stanno uccidendo questo settore come è già stato fatto per altri. Io ho ripiegato la mia seconda attività di sartoria per fare le mascherine e continuare a guadagnare qualcosa. Ma la situazione è davvero tragica e c’è gente che non riesce a pagare l’affitto. In alcuni casi ci sono anche 15 o 20 persone che vivono nella stessa casa. La povertà è davvero dilagante…”.

La preoccupazione più grande della veneziana

“Ciò che più mi spaventa è l’idea che tantissimi bambini stanno perdendo un anno di istruzione. Anche in India hanno adottato la metodica della didattica a distanza, ma sicuramente in India non tutti riescono ad avere un tablet o uno smartphone per seguire le lezione. Qui migliaia di bambini non hanno accesso alle lezioni on line perché magari non hanno neanche la connessione, rimanendo indietro rispetto ai propri amici. É in corso una crisi umanitaria e sociale”.

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