Tutela delle donne, il passo indietro di Istanbul

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Una marcia di donne in Turchia (immagine di repertorio)

Una notizia devastante: l’annunciato ritiro della Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul.

La Convenzione è stata firmata da 34 paesi europei ed è ampiamente considerata come lo standard degli sforzi internazionali per proteggere le donne e le ragazze dalla violenza che affrontano ogni giorno nelle nostre società. Questa mossa rappresenta un enorme passo indietro in questi sforzi internazionali e, soprattutto, compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e nel mondo.

La Convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa è uno strumento giuridico internazionale essenziale per combattere la violenza contro le donne. Affronta non solo la violenza domestica ma anche altre forme di violenza contro le donne, inclusi abusi psicologici e fisici, molestie sessuali, stupri, crimini commessi in nome del cosiddetto “onore”, stalking e matrimoni forzati. La Convenzione richiede che gli Stati implementino una serie completa di misure pratiche per prevenire la violenza contro le donne, proteggere le vittime e perseguire gli autori. Incorpora anche uno specifico meccanismo di monitoraggio indipendente, denominato GREVIO (Gruppo di esperti in azione contro la violenza contro le donne e la violenza domestica), al fine di garantire l’effettiva attuazione delle sue disposizioni da parte degli Stati Parti.

È importante sottolineare che la Convenzione invia un segnale potente alla società: la violenza domestica non può essere considerata una questione privata o familiare; ma è una violazione dei diritti umani e dovrebbe preoccupare la società nel suo insieme.

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L’annunciato ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul mette in pericolo i diritti delle donne

La Turchia ha deciso di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, che fornisce strumenti giuridicamente vincolanti per combattere la violenza contro le donne, prevenire gli abusi domestici e perseguire i responsabili.

Secondo il ministero turco Erdogan “le leggi nazionali già tutelano le donne, a cominciare dalla nostra Costituzione”. Ma i fatti ci dicono il contrario: dall’inizio dell’anno una donna è stata uccisa in media su base giornaliera.

A Istanbul e nelle altre principali città del Paese migliaia di persone si sono riversate nelle piazze per protestare. Le grandi proteste si sono svolte a Istanbul, Ankara e Smirne, sulla costa occidentale della Turchia, e hanno visto la partecipazione principalmente di donne, con le bandiere viola della piattaforma turca “Fermeremo i femminicidi”. Lo scopo delle proteste è ribaltare la decisione, ma non sarà un risultato facile da raggiungere, poiché il passo indietro di Erdogan ha raggiunto un ampio consenso tra i conservatori.

Le proteste delle donne in Turchia / Foto da Unimondo.it

La Turchia è stato il primo paese a firmare la Convenzione nel 2011

Ma dallo scorso agosto, gruppi religiosi e conservatori hanno avviato un’intensa campagna di lobbying contro la convenzione, accusandola di degradare i valori della famiglia e di sostenere la comunità LGBTQ. Erdogan ha assicurato che il ritiro dalla convenzione non significa che la Turchia stia tornando indietro sulle norme sulla violenza domestica e sui diritti delle donne, ma l’opposizione ha affermato che la mossa è uno sforzo per declassare le “donne a cittadini di seconda classe” e alcuni movimenti femministi turchi hanno affermato che, ritirandosi dalla convenzione, il governo ha di fatto dichiarato che non proteggerà più le donne dalla violenza.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante il discorso al partito Ak, febbraio 2020 – Foto © Murat Kula per EPA

La Turchia ha un problema molto serio con la violenza domestica: secondo l’OMS, almeno il 38% delle donne in Turchia è vittima di violenza domestica. La piattaforma We Will Stop Femicides ha segnalato 300 femminicidi in Turchia nel 2020. E la situazione sta peggiorando ulteriormente: secondo il programma di monitoraggio Turkish Bianet, solo nel febbraio 2021, 57 donne hanno subito una sorta di violenza, 12 sono state stuprate e 33 uccise, più di una volta al giorno.

A livello internazionale, la mossa ha attirato molte critiche

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha considerato la decisione della Turchia profondamente deludente. Von der Leyen e Borrell hanno anche esortato la Turchia a rientrare nel trattato, anche se anche in Europa c’è chi non ha ancora ratificato la convenzione, come l’Ungheria e il Regno Unito. Esprimiamo il nostro pieno sostegno e solidarietà a tutte le donne in Turchia e oltre. I diritti delle donne sono diritti umani e il trattato internazionale della Convenzione di Istanbul salva vite umane!

Beatrice Celegon è una tirocinante della Cooperativa sociale Volunteer In The World

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