La stanza sensoriale, uno spazio inclusivo per tutti i bambini

Le interviste di Interris.it sulla stanza sensoriale inaugurata di recente nella scuola dell’infanzia “Canova” di San Lazzaro di Savena, nel bolognese

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© Federica Basalti

Il piccolo Oliver ancora non lo sa, ma grazie a lui i bambini della scuola dell’infanzia “F.lli Canova” dell’Istituto comprensivo 1 di San Lazzaro di Savena, comune della città metropolitana di Bologna, hanno a disposizione uno stanza sensoriale fatta di luci, musica e giochi per stimolare in loro la relazione e l’apprendimento attraverso i sensi. Merito dei suoi genitori, Daniela e Lorenzo, e di chi ha creduto nella loro iniziativa, partita dall’esigenza della coppia di capire come aiutare il figlio a relazionarsi e comunicare, anche a scuola, attraverso il corpo.

Il piccolo Oliver

Il bimbo, che ha sei anni e due fratellini più piccoli di 4, soffre di una rara alterazione del gene STXBP1, con l’effetto che non riesce a comunicare le sue esigenze di base e gli provoca delle difficoltà nell’organizzazione cognitiva e motoria. Ma “sente” con il corpo, tramite la stimolazione sensoriale che gli arriva dall’esterno. “Anche se gli scambi sociali non sono facili per Oliver, per comunicare con lui ci deve sintonizzare sulle emozioni”, racconta a Interris.it sua madre Daniela, che fa anche parte della Consulta per il superamento dell’handicap del Comune di San Lazzaro ed è una delle fondatrici dell’associazione “STXBP1 Italia”, insieme al padre di Oliver e ad altre famiglie, a sostegno di chi ne è affetto e dei loro nuclei familiari. “La sua vicenda sta cambiando la mia vita in meglio, la malinconia si è trasformata in qualcosa di vitale”, spiega ancora, “quando si è in difficoltà, ci vuole molta fantasia per trovare modi per vivere meglio. Se si torna bambini insieme a lui certe cose possono diventare belle”. E i fiori di tanto impegno, che comprende un percorso di riabilitazione con i terapisti israeliani di “First Step Method” cominciato lo scorso gennaio, iniziano a sbocciare. “A marzo 2022 Oliver si è alzato da solo per la prima volta”, continua Daniela.

Il metodo

Per un bambino è fondamentale anche poter conoscere e sperimentare appieno fuori di casa, in ambienti e situazioni dove venire a contatto con i suoi coetanei. “A scuola non c’era uno spazio dedicato alle sue esigenze, dove potesse svolgere determinate attività e lavorare in un gruppo ristretto di due o tre bambini”, continua a raccontare la mamma, “così abbiamo pensato a un ambiente che fosse rivolto non solo a lui, ma anche ad altri bambini, anche con disabilità”. Nella loro ricerca, i genitori di Oliver sono venuti a conoscenza del conosciuto metodo Snoezelen, grazie alle l’educatrice professionale Valentina Renzi e la neuropsicomotricista Sophie Allegrucci. Questo termine curioso, snoelezen, deriva dalla crasi di due parole olandesi che significano “curiosare”, “attivarsi” (snuffelen) e “rilassarsi” (doezelen) e indica un metodo pedagogico/ludico/rieducativo che prevede una relazione tra il partecipante e un operatore in un ambiente che stimola i sensi, vista, tatto, olfatto, udito, proprioricezione (la capacità cioè di percepire il proprio corpo nello spazio), per promuovere il benessere, accompagnare lo sviluppo senso-motorio e psico-relazionale, consentire lo svolgimento di attività a soggetti con disabilità o con difficoltà di apprendimento, agevolando e facilitando l’inclusione fra i partecipanti. Il passo successivo è stato entrare in contatto con Mondo Snoezelen, un centro italiano associato alla realtà globale Isna-Mse. Dopo questa “scoperta”, la famiglia di Oliver decide di proporre alla scuola di installare una stanza che funzioni sulla base di questo metodo. “Dopo aver parlato con la dirigente scolastica, ho contattato l’assessore alla scuola Benedetta Simon e nel febbraio 2021 la ‘macchina’ si è messa in movimento”, spiega Daniela, “volevo far sì che la scuola pubblica diventasse portatrice di spazi e metodi inclusivi”.

© Federica Basalti

Luci, ambientazioni, aromi e giochi

Le meraviglie di questa wunderkammer ludico-pedagogica sono insieme tecnologiche e a misura di bambino, con tanti stimoli per la parte acustica, visiva, olfattiva, vibratoria, tattile, vestibolare, che investono le sfere cognitiva, relazione e motoria. E’ un organismo accogliente che si muove all’unisono. C’è la piscina di palline interattive che si illuminano quando si emette un suono o cambiano di colore in base al ritmo del parlato, c’è un’altalena per lavorare sulla percezione spaziale. C’è il proiettore di immagini ad olio, che mostra scenari e ambientazioni di ogni tipo, per ogni esigenza. “La stimolazione dei sensi è una cosa meravigliosa per i bambini e permette a quelli con disabilità di condividere esperienze reali, rendendo la relazione più forte per tutti”, spiega la mamma di Oliver. “Questo progetto è patrimonio di tutti, è importante trasmettere il senso del luogo”.

Le maestre

Si impara con tutti i sensi, i bambini della scuola dell’infanzia fanno esperienze col corpo per imparare anche i concetti più didattici”, spiega Barbara Russo, insegnante di sostegno di Oliver. Per creare una situazione in cui sia più facile far scattare una connessione tra i piccoli, usa la stanza con Oliver e un altri bambini. “Grazie a questa stanza i compagni di Oliver possono entrare nel suo ‘mondo’, quello della percezione corporea”. I modi per attivare i sensi e per potersi esprimere sono molteplici. Le ambientazioni, con la musica e gli aromi, consentono una vera immedesimazione nel luogo. “Una volta ho fatto comparire la neve”, racconta ancora l’insegnante, “e Oliver era così incuriosito dai fiocchi che cercava di toccarli”, come fossero reali. Ancora più importante ed educativo è il telecomando sviluppato dal Centro Regionale Ausili collegato alla piscina di palline colorate. “Grazie all’uso di questo telecomando, Oliver può compiere delle scelte quando gioca con le palline e capire il rapporto causa-effetto”, illustra. “L’idea dell’aula è quella di creare un senso di benessere in una situazione facilitante in modo tale da poter comprendere il proprio sé, sperimentare e sviluppare le abilità relazionali e cognitive”, spiega l’insegnante e coordinatrice di plesso Zelinda Davolio. “Faccio giocare i bambini con gli elementi così da aiutarli a trovare un linguaggio per esprimere un’emozione condivisa” – continua – “in uno spazio aperto a tante esperienze, dagli scenari ai mini-documentari, dalle piastrelle tattili che si illuminano alla proiezioni di immagini che hanno un effetto calmante”. Questo, spiega ancora Davolio, è il senso del metodo gentle teaching, l’accompagnamento del bambino alla scoperta, in questo caso realizzabile grazie sia all’esperienza fisica che con la novità e la diversità delle proposte offerte dalla tecnologia.

© Federica Basalti

Un progetto di valore

“Abbiamo creduto in questa iniziativa perché persegue una finalità di grande valore: dare delle possibilità ai bambini con disabilità”, dichiara, raggiunta da Interris.it, la prima cittadina di San Lazzaro Isabella Conti. “Nel nostro comune abbiamo cominciato a investire sulle soluzioni da offrire alla disabilità infantile nel 2014 e oggi stanziamo due milioni di euro per far sì che gli educatori possano seguire i piccoli anche nelle ore pomeridiane, quando sono a casa. Questa stanza sensoriale si inserisce in questa scala di valori”, continua la sindaca. Che aggiunge: “Occorre  perseguire l’eccellenza nel settore pubblico, per garantire diritti, qualità della vita e prospettive per tutti. Spero  inoltre che si possano realizzare altre stanze sensoriali nell’area metropolitana di Bologna e nella nostra regione”.

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