Yemen logorato dalla guerra civile: oltre mille i bambini morti a causa del conflitto

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E’ ormai in corso da un anno, nello Yemen, una dilaniante guerra civile, dura e violenta, combattuta tra le due fazioni rivali degli Huthi, stanziati nella capitale, Sana’a, e leali al precedente presidente, e le forze schierate con l’attuale governo Hadi, le quali continuano a perseverare in uno scontro fratricida che deteriora progressivamente la resistenza fisica e morale della popolazione. Stando ai numeri forniti dall’Onu, nel corso di poco più di dodici mesi, il conto delle vite umane stroncate dalla furia dei combattimenti si attesta su oltre 10 mila decessi, metà dei quali riguardanti i civili. In particolare, a fare le spese dell’attuale situazione, sono le migliaia di bambini costretti a vivere nelle zone di scontro dei due opposti schieramenti, loro stessi vittime dei fuochi avversi oppure colpiti dai loro effetti collaterali.

Proprio sulla situazione della popolazione infantile dello Yemen, si è concentrato il recente rapporto “Lottare per la sopravvivenza”, stilato dall’associazione umanitaria impegnata nella tutela dei minori, “Save the Children”, secondo il quale sono 1219 i bambini morti a causa della guerra civile, per effetto diretto, legato principalmente agli attacchi aerei, o indiretto, portato dalla alquanto precaria condizione della rete sanitaria e assistenziale del Paese. Il conflitto, infatti, non ha risparmiato nemmeno le strutture ospedaliere locali, molte delle quali sono rimaste danneggiate dai bombardamenti o rese inservibili. Ad aggravare il già drammatico scenario, l’assenza sempre più frequente di personale qualificato all’interno degli avamposti medici, spesso costretti a ripiegare fuori dai confini.

Malnutrizione, malattie, infezioni e altre motivazioni simili sono alla base dell’alto tasso di disagio e mortalità infantile registrato nel rapporto, nel quale viene specificato che, attualmente, oltre metà delle 3500 strutture sanitarie presenti sul territorio sono chiuse e che circa mille bambini muoiono ogni settimana per mancata prevenzione. Sono in tutto 8 milioni, al momento, quelli che non hanno accesso alle cure sanitarie. Come spiegato dal direttore di StC nello Yemen, Edward Santiago, “i loro genitori sono senza lavoro a causa della guerra e non riescono a garantire la sussistenza della famiglia. Molti di loro ci raccontano che sono stati costretti a vendere i loro beni per potersi permettere il viaggio verso l’ospedale. In molti hanno dovuto chiedere prestiti. Una volta arrivati negli ospedali, però, spesso non possono permettersi il costo dei farmaci più urgenti di cui hanno bisogno i bambini o addirittura gli ospedali non hanno a disposizione i farmaci salvavita necessari”.

In alcuni casi, la scarsità di posti a disposizione, costringe gli ospedali a respingere i piccoli pazienti oppure a collocarli in corsie riservate a pazienti affetti da malattie infettive, poiché non esistono reparti di isolamento. Questo, ovviamente, incide in maniera decisiva sul numero dei decessi, spesso derivati da mali curabili. Parallelamente, il prosieguo degli scontri armati non fa che aggravare il quadro della situazione, dal punto di vista medico e civile, incidendo anche sul costo della vita (i prezzi dei farmaci, ad esempio, dal marzo 2015 a oggi, sono aumentati del 300%).

Nel frattempo, “Save the Children” prosegue nel suo impegno a favore della popolazione, sostenendo, tramite la fornitura di mezzi e medicinali, circa 60 strutture ospedaliere sul territorio, nel tentativo di rispondere, per quanto possibile, a una delle peggiori crisi umanitarie attualmente in atto.

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