La rinascita di Maria, vittima di violenza psicologica: “Il lavoro mi dimostra che posso farcela”

Le testimonianze di una beneficiaria del progetto pilota “Rotary per le donne” e della responsabile del servizio Alessandra Caricato

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Tra i diversi volti della violenza di genere contro le donne, uno dei più subdoli da riconoscere e definire è quello della violenza psicologica. Un maltrattamento che si esplica in comportamenti mirati a portare la vittima a svalutarsi, a non avere fiducia in sé stessa e nelle proprie capacità, a non riconoscere quegli abusi come tali. Per uscire dal ciclo della violenza – la violenza domestica ha un andamento ciclico in tre fasi – il passo duro e difficile, soprattutto se manca intorno alla vittima una rete di supporto che la sostenga nella sua decisione – ma necessario è trovare il coraggio di chiedere aiuto a un centro antiviolenza, una struttura per donne minacciate o che subiscono qualsiasi forma di abuso. E dopo questo primo passo, per uscire dall’emergenza, c’è bisogno di compierne un secondo: costruirsi una propria autonomia, per non correre il rischio di ricadere nel ciclo della violenza. Interris.it ha raccolto la storia di una donna e madre di due giovani ragazzi, un quindicenne e un dodicenne, che grazie al progetto pilota “Rotary per le donne” si sta formando per entrare, per la prima volta, nel mondo del lavoro, dopo aver trovato la forza di aiutarsi e di farsi aiutare a uscire da una storia di violenza psicologica.

La violenza contro le donne in Italia

Un terzo circa (31,5%) delle donne in Italia ha subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, secondo l’Istituto nazionale di statistica (Istat). Un fenomeno tristemente peggiorato a causa della situazione innescata dalla pandemia di Covid nel nostro Paese. Nel quarto trimestre del 2021, infatti, le chiamate al numero antiviolenza 1522 – promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio –  hanno evidenziato un deciso incremento rispetto all’anno precedente: da 6.858 a 11.337 (+65,3%). Sempre secondo l’Istat, la violenza psicologica è più diffusa tra le donne più giovani (35% per le 16-24enni, rispetto ad una media del 26,5%) e tra le donne con titoli medio-alti (29,9% per le diplomate e 27,1% per le laureate o con titolo di studio post-laurea), e maggiormente tra quelle di origine straniera.

La storia di Maria

Tra queste donne vittime di violenza psicologica c’era anche Maria (nome di fantasia), 39 anni, che da quasi un anno si sta costruendo una nuova e vera normalità per sé e per i suoi figli, un adolescente e un preadolescente, dopo essere stata a lungo sottoposta a un controllo invadente e insieme subliminale. “Non ho mai lavorato, sono sempre stata a casa, e finalmente a gennaio ho iniziato un tirocinio in un’azienda di consulenza informatica, mi stanno formando per il mio primo ingresso nel mondo del lavoro”, racconta la donna a Interris.it. “Una cosa miracolosa, che mi permette di prendere fiducia in me stessa, di sperimentarmi e di ricostruirmi”, prosegue, “mi fa vedere che c’è qualcosa di bello”. Maria, dopo le scuole superiori, si era iscritta alla facoltà di Storia all’università di Milano, ma con la prima gravidanza ha interrotto gli studi. Gli anni seguenti li trascorre senza né formarsi né lavorare, e nella sua dimensione domestica la violenza psicologica si fa, purtroppo, strada, ricadendo non solo su di lei ma anche sui due figli della coppia.  “Non sapevo come muovermi, come chiedere aiuto. I miei figli stavano male, io stavo male, ma trattandosi di una violenza psicologica era molto difficile identificarla, darle una forma, rendersene consapevoli”, spiega. Nel 2020 tenta la strada della separazione consensuale dal marito, ma per una questione logistica – i due appartamenti erano collegati – il controllo su di lei non si interrompe. Dopo una prima denuncia nel febbraio 2021, Maria si è alla fine rivolta al centro antiviolenza Venus di Cinisello Balsamo, comune della città metropolitana di Milano. “Quando ho parlato per la prima volta con l’assistente sociale, mi hanno spiegato che si trattava di violenza psicologica, che mi privava della fiducia in me stessa, e di violenza assistita, per quanto riguardava i miei figli, esposti a una situazione del genere”, racconta la donna. Dopo una nuova denuncia a settembre 2021, integrata con la precedente di febbraio, Maria ha lasciato la sua casa insieme ai figli in attesa del provvedimento di allontanamento del marito. Un passo necessario, ma anche pesante da sopportare. “Sono stati mesi durissimi, con i miei figli che avevano ridotto i contatti con i loro amici” – continua – “poi da marzo scorso i servizi sociali hanno avuto mandato dal giudice di fare un’indagine psico-sociale su tutti noi, svolgendo gli incontri in uno spazio neutro. Alla fine ho ottenuto di essere io a prendere tutte decisioni che sulla loro salute, la loro istruzione e le decisioni amministrative che li riguardano”. “Da settembre 2021 a oggi”, aggiunge, “vedo finalmente dei risultati, sia per me, a livello psicologico-emozionale, sia per i miei figli, la cosa che mi stava più a cuore”.

Il progetto

Decisivi per Maria sono stati gli incontri con il centro antiviolenza e con il progetto “Rotary per le donne”, voluto e lanciato a luglio 2021 dall’attuale presidente del Rotary  Club Milano Aquileia Alessandra Caricato, responsabile dell’iniziativa, insieme a CasAmica Onlus. “Il fenomeno della violenza della sulle donne ha una tragica rilevanza sociale, così ho proposto ai soci un progetto che mettesse al centro la tutela e la protezione delle persone nella fase successiva a quella del ‘primo soccorso’”, spiega Caricato. L’idea è stata quella di “proporre un percorso un professionalizzante  per accedere nel mondo del lavoro e non correre il rischio di ricadere nel loop della violenza”. Il percorso di sostegno si articola in quattro tappe: la formazione professionalizzante (costituita da due percorsi paralleli e integrati di avviamento al lavoro e di economia domestica), la ricerca attiva di un lavoro, l’acquisizione della consapevolezza di tutti gli strumenti utili per la gestione della vita quotidiana e infine, se necessario, la tutela legale. Inoltre, per quelle donne che ne hanno bisogno, è stata offerta anche la possibilità di trovare rifugio in uno spazio sicuro, uno spazio di “normalità”, grazie a CasAmica Onlus, associazione di volontariato che gestisce sei case di accoglienza in Italia. “Abbiamo visto diverse donne tra i 20 e i 30 anni” , racconta ancora la presidente, “persone con un’età molto bassa e che devono acquisire sicurezza in sé stesse”. Sono dieci le donne che hanno cominciato il loro percorso insieme a “Rotary per le donne”: oltre a Maria, tre di queste sono occupate, quattro sono interessante a dei corsi di formazione in assistenza di persone malate, mentre altre due purtroppo sono ricadute nel ciclo della violenza.

Credere in sé stessa

Da quando ha iniziato il suo percorso, prima presso il cav di Cinisello poi come beneficiaria del progetto, Maria ha ricominciato a prendere in mano la sua vita. “Al centro sono stata seguita a 360 gradi, ricevendo appoggio e spiegazioni ai miei dubbi e alle mie domande”, spiega la donna, “e mi hanno fatto conoscere questo progetto”. Inoltre, ad aprile 2021 ha terminato gli studi in Storia e successivamente ha conseguito un master in disturbi specifici dell’apprendimento e i 24 crediti formativi universitari per poter insegnare, riportando in superficie una non del tutto sopita passione: “L’insegnamento mi piaceva molto”. L’intera vicenda non si può dire ancora conclusa, perché nei prossimi mesi cominceranno le prime udienze per il processo penale e civile ai danni del marito, ma Maria sa di aver fatto la cosa giusta: “La spinta fondamentale è stata quella di fare qualcosa per i miei figli, era importantissimo fargli capire che quella che stavamo vivendo non era la normalità. Il lavoro serve per ricostruirmi e per credere in me stessa, per dimostrarmi che ce la faccio”.

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