Ecco perché papa Bergoglio percorre le vie del mondo. “In Viaggio” arriva nelle sale

Il regista Gianfranco Rosi filma la Via Crucis del Pontefice nel mondo Da oggi il documentario su 9 anni di missioni di Francesco

viaggio
Papa Francesco pellegrino di pace. Dopo il passaggio fuori concorso a Venezia, arriva oggi in sala il documentario “In Viaggio” di Gianfranco Rosi. In un certo senso si tratta di un’opera “in divenire“. Il regista ha vinto il Leone d’oro nel 2013 con “Sacro Gra“. E l’Orso d’oro nel 2016 per “Fuocoammare”. Stavolta ha realizzato un “work in progress“. Un lavoro che il cineasta ha continuato ad aggiornare fino all’ultimo.  Il documentario racconta nove anni di pontificato di Jorge Mario Bergoglio attraverso 37 viaggi. Dal Brasile a Cuba. Dagli Stati Uniti all’Africa. Fino al sud est asiatico. Visitando 59 paesi. Nell’opera, immagini di repertorio. Squarci del cinema di Rosi. E ancora frammenti di attualità e storia più recente. E poi ovviamente nel film i discorsi del Papa su poveri. Natura. Migrazione. Dignità.  Guerra. Lotta agli abusi nella Chiesa.
Sulla pista di rullaggio
“Ho avuto libertà assoluta – racconta Rosi-. Ho selezionato circa 200 ore di materiale (dalle 800 originali). Mi sono ritrovato a dover montare per un intero anno. Sono arrivato a una sintesi di ottanta minuti. Ma il film resta comunque “aperto”“. La pelllicola è stata accolta a Venezia con grande attenzione. Gianfranco Rosi non a caso chiude “In viaggio” con un aereo sulla pista di rullaggio. E chiarisce: “La guerra in Ucraina ha cambiato le cose. Se il Papa partirà alla volta di Kiev io ci sarò. Questo film non è finito”.
Il logo del viaggio papale a Cipro

Olocausto culturale

Memorabili i suoi incontri con Papa Francesco. “Dopo ‘Fuocoammare’ il Pontefice mi ha chiesto di incontrarlo una volta– sottolinea Rosi-. Poi a Malta sono andato a salutarlo. Quello che più mi colpisce, oltre alle parole, sono i suoi silenzi. Tra i ricordi più belli quelli del suo viaggio in Canada. Nel quale il Pontefice ha chiesto pubblicamente scusa per quello che avevano fatto i missionari ai nativi. Allora parlò addirittura di ‘olocausto culturale’. Dicendo: ‘Il Papa chiede scusa in nome della Chiesa e anche personalmente‘. Ma da quanto ho potuto capire sono molti quelli che non l’hanno mai perdonato”.
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Gente per strada

Ecco cosa ha spinto Rosi a realizzare quest’opera. “È stata un’esperienza di vita, ma anche un atto di umiltà. Soffrivo, ad esempio, quando vedevo certi materiali di repertorio tv girati male. Pensando a come li avrei fatti io. Quello che invece mi ha colpito di lui è la sua capacità di esprimersi a vari livelli. Vale a dire con i giornalisti. Con la gente per strada. Con altre autorità religiose. È un Papa che parla ai credenti e non credenti – ha sottolineato il pluripremiato registra -. Non posso mai dimenticare il suo sguardo nelle Filippine. Dopo la tragedia del tifone ha incontrato i poveri”. Numerosi i punti di contatto tra Papa Francesco e Rosi. Innanzii tutto alcuni luoghi. Nel 2013, appena eletto, Papa Francesco si è recato a Lampedusa.
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Discorsi universali del Papa

Nel 2021 Jorge Mario Bergoglio compie un importante viaggio in Medio Oriente. In Iraq. E Kurdistan. Gli stessi luoghi che Gianfranco Rosi ha raccontato in “Fuocoammare” e “Notturno“. “Tutto quello che dice papa Francesco per me che sono laico è un mondo che comunque mi appartiene. Perché sono discorsi universali che molti politici dovrebbero adottare. Si capisce subito che Jorge Mario Bergoglio è pieno di coraggio. L’ho visto girare sulla sua auto senza alcuna protezione. Senza mostrare alcuna paura”.