Accelerare sui vaccini per tornare in campo con gli Europei di Calcio

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Della serie scusate il ritardo. Novantuno giorni per l’Europeo, con il conto alla rovescia che non è ancora iniziato, ma i giorni che scandiscono l’attesa si fanno sempre più incessanti.

Si doveva giocare lo scorso anno, tra giugno e luglio, ma in piena pandemia non si poteva fare altro che rinviarlo. Un botto dal punto di vista economico, tra diritti televisivi e mancati introiti ai botteghini.

L’Europeo itinerante riparte o meglio, prova a rimettersi in moto nonostante la pandemia non sia stata del tutto debellata. Si gioca in dodici città, apertura a Roma, semifinali e finale allo stadio Wembley di Londra, con l’Italia che avrà il beneficio di giocare l’intera fase eliminatoria con Turchia, Galles e Svizzera nella propria casa di Roma.

Ma del torneo vero e proprio, avremo modo di parlarne più avanti. Adesso l’attenzione è tutta al Covid, quella orribile pandemia che ha piegato il mondo e che ancora oggi non è stata messa alla porta. E’ vero, è iniziata la fase dei vaccini che non garantisce sicurezza al 100%, ma sarà il viadotto per guardare alla riapertura degli stadi.

Perché il calcio è di chi lo ama, a cominciare dal popolo del tifo che ancora oggi è lontano da quei seggiolini piene di colori e passioni. Si gioca a porte aperte in poche parti d’Europa.

Lo scorso anno, in piena pandemia, la Uefa è stata costretta a dirottare la fase finale di Champions ed Europa League a Lisbona e in Germania, ma senza pubblico, mentre ha funzionato, e bene, l’esperimento di giocare la Supercoppa europea alla Puskas Arena di Budapest, che ha accolto poco meno di trentamila spettatori.

Con ordine e controlli rigidissimi da parte della Uefa, l’esperimento ha prodotto effetti importanti, sui quali sta lavorando l’Uefa in vista del prossimo giugno, quando si alzerà il sipario sul campionato europeo. Voci che si rincorrono su possibile cambio di rotta, non trovano conferma a Nyon, quartier generale della Uefa, convinta, e certa, di poter mantenere il programma iniziale, quello appunto di giocare la competizione in dieci nazioni.

Nei prossimi giorni, la Federcalcio italiana, avrà un incontro con la sindaca di Roma Virginia Raggi per programmare una serie di manifestazioni/eventi per preparare l’esordio in grande stile di Euro 2020, ma la variante inglese del Covid, preoccupa e non poco. Pensare a stadi pieni, oggi, è pura utopia. Ma intanto la Premier sta preparando il rilancio, visto che a partire dal prossimo 17 maggio, il governo Johnson ha deciso di tornare gradualmente alla normalità, riaprendo per le ultime due giornate di campionato gli stadi a 10mila persone grazie al piano di vaccinazioni iniziato a dicembre che ha già superato 18 milioni di dosi. Un piano meticoloso che prevede il reintegro graduale del pubblico per permettere la riapertura totale durante l’Europeo.

Proprio Euro 2020 sarà il vero banco di prova per il Regno Unito che con Inghilterra e Scozia farà la parte del leone con sette gare in programma a Wembley: tre della fase a gironi, un ottavo, le due semifinali e la finale. Ecco perché gli inglesi vanno forte e spingono sull’acceleratore.

La fase vaccinale dovrebbe avere ripercussioni importanti anche negli altri Paesi. L’Italia, per ora, è alla finestra e attende di vedere come si rapporterà la curva dei contagi nei prossimi mesi. Da aprile si cominceranno a dettare le linee guida. L’Inghilterra farà da apripista e sarà il modello da seguire, nonostante la variante inglese preoccupi Nyon e l’Europa intera. Nei prossimi mesi saranno immesse quantità importanti di vaccini in tutta Europa, con l’occhio attento della Uefa alle problematiche dei vari Paesi, senza mettere le mani avanti o fare passi indietro. La speranza è che a maggio la curva dei contagi sia ridotta ai minimi termini. Per ripartire tutti insieme.

Perché la Uefa, a Euro 2020 non ha alcuna intenzione di rinunciare.

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