Rinforzi senza spendere: il mercato del calcio “povero”

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Crisi e Covid non fanno sconti, neppure ai milionari del circo pallonaro che pure una bella botta l’hanno avuta. Senza incassi ai botteghini si fa fatica a sbarcare il lunario. E sembra persino pleonastico ricordare che anche gli stipendi dei calciatori sono slittati e che anche il mondo del pallone aspetta una manna dal cielo per evitare una crisi ben più profonda.

E di conseguenza, ne fa le spese anche il mercato calcistico che ha appena riaperto, ma che resta vincolato a strategie ben precise. Prima le cessioni, poi gli acquisti, non si fugge, perché la crisi economica che si è abbattuta sul calcio, ha impoverito le finanze dei club. Certo, qualcuno non se la passava bene neanche prima, figuriamoci dopo un anno di incassi zero ai botteghini.

Detto in parole povere, non c’è un euro da investire. Facile pensare a scambi di prestiti, a volte  con parte dell’ingaggio a carico della società proprietaria del cartellino. Cosa non si fa per abbattere i costi e magari togliersi di mezzo qualche calciatore indigesto. L’Inter, in questo caso, sembra fase giurisprudenza. Ha rispedito nuovamente Nainggolan al Cagliari perché il belga non è mai rientrato nei piani di Conte e anche per abbassare il monte ingaggi. Conte vuole vincere e insiste con la proprietà cinese, mica più tanto solida, per avere ulteriori rinforzi.

Anche Eriksen, pagato a peso d’oro lo scorso mercato di gennaio quando poteva essere preso a zero a giugno, è finito ne tritacarne interista e di conseguenza sul mercato. Insieme a Vecino. Cedere, magari anche in prestito, per poter accogliere altri calciatori. La verifica dei pagamenti spostata al 16 febbraio, non basta per arginare la crisi. Servono soprattutto una presa di coscienza da parte dei calciatori che devono venire incontro ai club in una via comunque strettissima.

In parole povere, bisogna salvare il calcio prima che il baraccone affondi. Il calcio finanzia le casse dello Stato per 1,3 miliardi di tasse annue e sarebbe quanto meno importante ricevere agevolazioni fiscali, soprattutto in questo momento di incertezza. Ecco perché diventa iniquo parlare di calciomercato, che è poi il condimento della stagione, se prima non vengono affrontati e risolti altri problemi. Non ci saranno spese folli, tutt’altro. Giusto qualche affare last minute, giocatori, e laddove gireranno dei soldi, saranno dilazionati nel tempo.

Sono finiti in tempi delle vacche grasse, peccato che qualcuno non se ne accorge. C’è chi pretende ancora investimenti oltre il lecito, senza accorgersi che ha già l’acqua alle caviglie e rischia di affondare. Ecco perché il movimento calcio mai come stavolta deve essere unito e guardare in ottica futura, perché il rischio di un altro anno a quota zero è realistico. Senza incassi ai botteghini, vengono meno possibilità di investimenti. Sarà un calciomercato in tono minore, dove gireranno pochissimi soldi e dove servirà accontentarsi.

Il Napoli non vuole svendere Milik ma rischia di perderlo tra qualche mese a parametro zero. Stessa cosa per Gomez in uscita dall’Atalanta. Un finale tristissimo per un calciatore che è stato tra i protagonisti del miracolo Dea: chi lo prende fa un affare. Bisogna vedere a che prezzo. A gravare sui conti, tanti calciatori con stipendi pesanti che allontano potenziali acquirenti. La Juve deve sdoganare Khedira, la Roma Fazio e Jesus, ma i cartellini sono pesanti e potrebbero non bastare prestiti secchi.

Non c’è una lira ed ecco che chi riuscirà a rinforzarsi senza spendere, avrà vinto la sfida. Come il Genoa che prende in prestito l’ex “lavatrice” romanista Strootman che a 30 anni ha ancora tanto da dire, come può dire ancora tanto El Shaarawy che sta per rescindere dai cinesi dello Stenhua Shanghai (anche lì la crisi ha fatto danni) e potrebbe approdare alla Roma per non perdere il treno dell’Europeo. C’è poi chi pensa già all’estate del 2021, ma questa è un’altra storia.

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