Le fantasie “teologiche” del regista di 30 coins

Tra blasfemie visive ed eresie immaginifiche in "30 coins" Alex De La Iglesia racconta a suo modo la missione dell'esorcista

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
30 coins vorrebbe raccontare la lotta tra il bene e il male. E mette in scena l’ennesimo esorcista formato cinematografico, dopo centinaia di rappresentazioni pop. L’esorcismo è una preghiera di liberazione, il Vangelo è pieno di racconti di esorcismi eppure l’immagine del ministero pastorale che libera dal male resta legata da mezzo secolo a pellicole dell’orrore. La memoria collettiva si ricollega istintivamente all’horror dell’Esorcista, film del 1973 diretto da William Friedkin, tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty. Si è appena conclusa la Mostra del Cinema di Venezia 2020. A suscitare scalpore, tra blasfemie visive ed eresie immaginifiche, è un film che racconta a suo modo la vita di un esorcista.

30 coins

Una mucca che partorisce un bambino, una moneta romana in un caveau di Ginevra, un esorcista e un paese “di zoticoni in fondo al mondo”. Suspence e colori forti, la realtà diventa iper, satura di colori e di contrasti. “30 coins” è la nuova serie tv Hbo Europe, firmata dal regista Alex De La Iglesia, che è tornato quest’anno a Venezia. Dieci anni dopo la vittoria del Leone D’Argento per la miglior regia e del premio Osella per la miglior sceneggiatura con “Ballata dell’odio e dell’amore”.  30 coins è stata presentata in anteprima mondiale alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. “30 coins” verrà distribuita nei 21 Paesi in cui è già disponibile Hbo Europe e arriverà prossimamente in Italia. Racconta un mondo in cui nulla è ciò che sembra e non ci si può fidare di nessuno.

La trama

Padre Vergara (Eduard Fernandez) è un esorcista, pugile ed ex detenuto spedito a fare il parroco in un remoto paesino. Vuole dimenticare ed essere dimenticato, ma i suoi nemici lo troveranno presto. Accadono cose strane e una bizzarra squadra formata dal sindaco Paco (Miguel Angel Silvestre, Gli Amanti Passeggeri, Sense8, Narcos, La Casa di Carta) e dalla veterinaria Elena (Megan Montaner), cerca la verità. Mentre la realtà viene distorta da una moneta maledetta che è al centro di una cospirazione globale. “Analizzare logicamente l’idea di Dio conduce a molte eresie. Questo concetto è alla base della nostra storia. C’è chi crede che se Dio comprende ogni cosa, la sua essenza debba contenere anche l’idea del male”, dice Alex De La Iglesia. “Dio e il Diavolo possono essere considerati aspetti della stessa entità che in sé è molto più complessa. Questo è l’elemento costitutivo della nostra storia: nella stessa chiesa, alcuni credenti sostengono modi diversi di intendere la materia divina. Dio è Vita, ma anche Morte”.

Ambientazioni horror

La serie è girata in diverse location internazionali tra cui Roma, Parigi, New York, Gerusalemme e Ginevra, oltre a diverse location in Spagna. La principale è il villaggio medievale di Pedraza, a un paio d’ore da Madrid, ma si ricordano anche Toledo, Segovia, Salamanca, Ciudad Real, Almería. Direttore della fotografia, non a caso con un curriculum da film horror, è Pablo Rosso. Nella serie si parla di esorcismi, Friedkin è stato un’ispirazione? “Sicuramente sì, ma in generale il personaggio di Padre Vergara è ispirato a figure della chiesa, ad esorcisti, che esistono realmente, a Roma, in Spagna, nel mondo che tutti viviamo e conosciamo. Questo personaggio è una sorta di Rambo, un guerriero che va in questo paese sperduto in Spagna, ma ad un certo punto succede qualcosa, gli si ripresenta il passato, si ritrova davanti a qualcosa che sembrava ormai superato. Il rapporto con il bene e il male, con la religione, con gli esorcismi, è un qualcosa che esiste, che succede realmente, in Spagna, in Italia, a Roma”. Alle prese con una serie tv, de la Iglesia sostiene di aver sentito “vera libertà, come autore è stato uno dei migliori momenti della mia carriera, mi sono sentito in buone mani costantemente. Il lavoro con Hbo è stato unico, non ho mai avuto una struttura produttiva così nella mia carriera lavorativa“.

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