Inferno Tigrai, incubo scudi umani a Macallè

Corsa contro il tempo in Tigrai per impedire un bagno di sangue. la testimonianza di Rosa Anna Mancini, docente di architettura all’università di Macallè, fuggita dai combattimenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Etiopia

Nel Tigrai tutte le vie di comunicazione, strade, ponti, ma anche le linee telefoniche, sono state bloccate. Da giorni le truppe federali etiopi stanno combattendo contro le milizie del Fronte di Liberazione Popolare del Tigrai (TPLF) alla periferia di Macallè, la capitale della provincia del Tigrai. Il presidente Abiy Ahmed ha ordinato l’offensiva finale contro la città di mezzo milione di abitanti. A Macallè vivono 500 mila abitanti. Scaduto l’ultimatum alla provincia ribelle, la diplomazia internazionale cerca di scongiurare il massacro. Una delegazione dell’Unione Africana sta negoziando ad Addis Abeba.

La regione autonoma del Tigrè, in Etiopia

Tigrai in fiamme

Lo scontro è molto duro. La battaglia, riferisce Fides, si è accesa soprattutto nei pressi di Wukro, una località non lontana dalla capitale del Tigrai. I federali non sono riusciti a sfondare perché la resistenza dei miliziani è stata molto tenace. Il rischio è che l’offensiva riprenda con forza dopo l’ordine di attacco del premier etiope Abiy Ahmed e la resistenza tigrina non riesca a opporsi. A testimoniarlo all’agenzia missionaria vaticana è Rosa Anna Mancini, italiana, docente di architettura all’università di Macallè, fuggita dai combattimenti pochi giorni fa. A ottobre, Rosa Anna Mancini era tornata in Tigrai per riprendere i corsi dopo la sospensione a causa della quarantena imposta per la pandemia di coronavirus.  La situazione è precipitata all’aeroporto di Macallè dove si è verificato uno scontro tra forze fedeli ad Addis Abeba e le milizie del TPLF. “È stata a goccia che ha fatto traboccare il vaso- spiega Rosa Anna Mancini-. Sono iniziati gli scontri e la vita per la popolazione civile ha iniziato a diventare sempre più difficile“.Tigrai

Bombardamenti

L’aviazione militare di Addis Abeba ha iniziato a bombardare il Tigrai. Velivoli hanno sganciato bombe anche nelle zone periferiche di Macallè. “Io stessa ho visto i velivoli militari sorvolare la città e sganciare le bombe- osserva Rosa Anna Mancini-. Una situazione veramente difficile. Gli obiettivi non erano solo i campi militari, ma anche i quartieri. Alcuni giorni prima che venissi via, un aereo è stato abbattuto dalla contraerea. Una moto ha portato in giro i resti per fare vedere che le forze etiopi non stavano prevalendo”.
Il denaro ha iniziato a scarseggiare così come il carburante. “La corrente elettrica è stata tagliata per un certo periodo, poi è ripresa, ma non veniva fornita tutto il giorno“, racconta Rosa Anna Mancini.
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