C’è il relativismo etico all’origine della proliferazione delle sette 

Ecco la differenza tra religione e setta: la religione libera, la setta schiavizza, la religione predica il bene, la setta pratica il male. Sos relativismo etico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

Il relativismo etico è all’origine della proliferazione delle sette. Nell’enciclica Veritatis splendor Giovanni Paolo II, su ispirazione del prefetto della Dottrina della fede Joseph Ratzinger, smaschera la trappola diabolica che induce a negare l’esistenza di verità oggettive. E infatti i reclutatori delle sette utilizzano consolidate tecniche di manipolazione mentale. Proprio per instillare progressivamente nelle potenziali vittime il convincimento che la fede autentica non è altro che un sistema codificato di regole per imbrigliare la libertà umana. 

Le radici malefiche del relativismo etico

E’ la stessa argomentazione utilizzata nell’Eden dal serpente per indurre Adamo a trasgredire a Dio. I metodi degli adescatori sguinzagliati dalle organizzazioni settarie in ogni ambito reale e virtuale sono copiati di sana pianta dal tradizionale proselitismo delle Chiese cristiane, solo che invece che alla salvezza dell’anima vengono indirizzati al suo asservimento. Il punto di partenza è sempre lo stesso. Far credere alla vittima che non esiste nulla di incontrovertibile. E che qualunque convinzione possa essere ribaltata in senso opposto. E quindi se tutto è opinabile, se si possono negoziare persino i valori morali, se si può sostenere un principio e subito dopo il suo esatto opposto, perché non seguire di volta in volta questo o quel santone?

Espansione

Le guide spirituali dei gruppi settari si arrogano un’autorità eccessiva e ogni singolo aspetto della vita degli aderenti è sottoposto a regole. Spacciate inizialmente come consigli. queste regole non vengono messe in discussione in quanto i guru affermano di avere un’intelligenza delle Scritture e di conoscere la Verità. Quindi, metterle in discussione equivale a mettere in discussione Dio. Viene imposto ai seguaci della setta uno stile di vita improntato all’osservanza rigida di norme e divieti in qualunque ambito. Abbigliamento, rapporti con l’altro sesso, possibilità di partecipare alla vita sociale. La lealtà al gruppo ha la priorità sulla lealtà alla propria famiglia. Il tempo libero, da dedicare a sé stessi e alla famiglia, viene ridotto al minimo e pian piano azzerato, dovendo dare la priorità alle attività richieste dalla setta.

Assemblea Cei a Roma

Rischio settarizzazione

“Concilium”, la e citata nel mondo e edita in sette lingue, uscì con il titolo “Sette rivista teologica più letta cattoliche?”. E uno dei saggi pubblicati aveva per titolo: “Cattolicesimo in via di settarizzazione? Una ipotesi vecchia per problemi nuovi”. Ne era autore Luca Diotallevi, sociologo delle religioni all’Università di Roma Tre e consulente per il “progetto culturale” della Cei. La questione posta dal professor Diotallevi chiamava in causa i movimenti: “Fanno tutti capo al rispettivo fondatore e dirigente supremo, più che al vescovo del luogo. Come unico raccordo di Chiesa assumono il riferimento diretto al Papa. In diversa misura presentano i connotati della setta. Il rischio è che trasformino la Chiesa cattolica in un giustapporsi di appartenenze difficilmente comunicanti tra loro. Ciascun movimento con la sua liturgia, la sua disciplina, il suo sistema di autorità e di credenze”.

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