Papa Francesco: “La misericordia di Dio è motore di speranza per una vita nuova”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:47
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Abituati a vivere il sacramento della confessione “a buon mercato”, ci siamo dimenticati “quanto siamo costati all’amore di Dio”. Gesù muore in croce perché non accetta il pensiero di un uomo che non può essere accolto dal cuore misericordioso di Dio. Perdonando i peccati, Cristo “offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova, una vita segnata dall’amore”. E’ questo il centro della catechesi che Papa Francesco svolge, come di consuetudine, in occasione dell’Udienza generale del mercoledì. Nell’Aula Paolo VI, gremita di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, il Pontefice commenta il capitolo 7 del Vangelo di Luca, sottolineando: “Siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, ogni giorno”.

Un atteggiamento diverso

Papa Bergoglio sviluppa la sua riflessione a partire dalle reazioni che i commensali di Simone il fariseo assumono davanti ad un “gesto scandaloso” di Gesù. “Una donna della città, conosciuta da tutti come una peccatrice, è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato”. Secondo la mentalità dell’epoca, “tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta”. E poiché Gesù viene considerato un profeta, “non dovrebbe accettare gesti del genere da una donna come quella”. Tuttavia, l’atteggiamento di Cristo è diverso. “Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea avvicina i lebbrosi – fa notare il Pontefice -, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati”. Un comportamento insolito per quei tempi, tanto che questo affetto per gli ultimi “sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei”. Il comportamento di Gesù nei confronti di questi “intoccabili” è straordinario: “Dove c’è una persona che soffre, Egli se ne fa carico”, facendo sua quella sofferenza. “Gesù non predica che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo – prosegue il Pontefice -, alla maniera dei filosofi stoici”. Al contrario, “il Figlio di Dio condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia. Il cuore di Dio, sottolinea Bergoglio, “laddove c’è un uomo o una donna che soffre, vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena”.

Con gli occhi di Dio

Cristo spalanca le braccia ai peccatori perché guarda l’uomo con occhi diversi: “Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè con speranza”. Poi aggiunge: “Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate”. Quindi, a braccio aggiunge: “Gesù è sempre lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù!”. Ma spesso dimentichiamo che il suo non è stato un amore “facile, a poco prezzo”. Anche i Vangeli “registrano le prime reazioni negative nei confronti di Gesù proprio quando lui perdonò i peccati di un uomo (cfr Mc 2,1-12)”. Questo tizio “soffriva doppiamente: perché non poteva camminare e perché si sentiva ‘sbagliato'”. Cristo comprende che il secondo dolore è più grande del primo, tanto che lo accoglie subito con un annuncio di liberazione: ‘Figlio, ti sono perdonati i peccati!’. È allora che alcuni scribi lì presenti sono scandalizzati da quelle parole di Gesù, che suonano come una bestemmia, perché solo Dio può perdonare i peccati”.

Una nuova vita

Noi che siamo abituati a sperimentare il perdono dei peccati, forse troppo ‘a buon mercato’ – ammonisce il Santo Padre -, dovremmo qualche volta ricordarci di quanto siamo costati all’amore di Dio”. Cristo, infatti, non va in croce perché sana i malati, predica la caritào proclama le beatitudini”. Muore in croce “soprattutto perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo”. Egli “non accetta che l’essere umano consumi tutta la sua esistenza con questo ‘tatuaggio’ incancellabile, con il pensiero di non poter essere accolto dal cuore misericordioso di Dio”. E i peccatori sono perdonati e rasserenati, non solo a livello psicologico. Gesù va oltre, fa molto di più: “offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova, una vita segnata dall’amore”. E così “Matteo il pubblicano diventa apostolo; Zaccheo, ricco corrotto di Gerico, si trasforma in un benefattore; la donna di Samaria, che ha avuto cinque mariti e ora convive con un altro, si sente promettere un’acqua viva che potrà sgorgare per sempre dentro di lei”.

La Chiesa, popolo di peccatori

Infine, il Papa ricorda che Dio non ha scelto “come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai”. La Chiesa, sottolinea, “è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio”. “Siamo tutti poveri peccatori – conclude -, bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, ogni giorno. E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno”.

“Cessi la violenza in Africa”

Al termine dell’Udienza, Papa Francesco rivolge un appello affinché cessino le violenze in Africa: “Sono rimasto profondamente addolorato dalla strage avvenuta domenica scorsa in Nigeria, all’interno di una chiesa, dove sono state uccise persone innocenti. E purtroppo stamattina ci sono le notizie di violenze omicide in Repubblica Centrafricana contro le comunità cristiane. Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati in luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare”. Quindi invita i presenti a pregare l’Ave maria pensando “ai nostri fratelli e sorelle nella Nigeria e nella Repubblica Centrafricana”.

Photo by L’Osservatore Romano

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