Musulmani e cristiani uniti nell’esempio di Abramo

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Musulmani e cristiani uniti nell’ammirazione per l’esempio di Abramo: è questo il messaggio lanciato da monsignor Bejoy D’Cruze, presidente della Commissione episcopale per l’unità cristiana e il dialogo interreligioso in Bangladesh, in occasione dell’Eid al-Adha, la “Festa del sacrificio” islamica.

La celebrazione, infatti, ricorda la disponibilità di Abramo a sacrificare suo figlio Ismaele, come atto di sottomissione al comando di Dio: per questo, ogni anno durante l’Eid al-Adha i musulmani praticano il korbani, il sacrificio degli animali a Dio. “Tutti noi, cristiani e musulmani, rispettiamo il profeta Abramo. In questa nostra comune ammirazione dobbiamo trovare la via per amarci gli uni con gli altri – ha spiegato Bejoy D’Cruze – Uno degli insegnamenti più grandi di questa festa è amare fratelli, parenti, vicini, poveri e vulnerabili. Per questo, il korbani prevede la divisione dell’animale in tre parti: una per sé, una per i familiari e l’ultima per i più bisognosi. Molti pensano che, attraverso l’uccisione dell’animale, si eliminano anche invidia, lussuria, egoismo e cupidigia”.

Il monsignor Bejoy D’Cruze, che è anche vescovo della diocesi di Sylhet, ricorda le tante cose che hanno in comune cristiani e musulmani: “Entrambi credono fermamente in un solo Dio e rispettano Gesù e Maria. Crediamo nei profeti, nelle Sacre Scritture, nel sacrificio, nel perdono e nel benessere dell’altro. Le nostre spiritualità hanno una profonda relazione e dovremmo applicarle per fermare guerre e conflitti, e fare in modo che la pace possa portare un sorriso sul volto dei più deboli”.