Allarme India: “60 mila sfollati nei campi di soccorso”

A un anno dallo scoppio della violenza, il divario etnico spacca il Manipur

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Foto di Martijn Vonk su Unsplash

Sos India. E’ sempre più profondo il divario etnico nello stato indiano del Manipur. L’India nordorientale è sconvolta dalla violenza interetnica scoppiata un anno fa. Lo scontro tra due comunità etniche (Meitei e Kuki) ha provocato circa 200 morti e migliaia di feriti. Oltre alla distruzione di 200 villaggi e 7.000 case, 360 chiese o cappelle cristiane e alcune sinagoghe. Attualmente, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, la popolazione vive ancora campi di soccorso che accolgono 60.000 sfollati, organizzati dal governo statale e dalle Ong, mentre le due comunità scontratesi sono state divise da una “zona cuscinetto”. Il conflitto prolungato ha influenzato gli aspetti sociali ed economici della vita quotidiana. Causando un aumento del costo della vita. Ha inoltre indotto molti cittadini ad abbandonare lo stato e trasferirsi in altre zone dell’India. L’impatto è stato anche di carattere culturale. Legami e rapporti sociali tra le due comunità si sono interrotti in molte aree, complicando attività quotidiane come l’agricoltura o la pesca che in passato vedevano persone di diversi gruppi etnici a interagire tranquillamente. La violenza scoppiata nel maggio del 2024 sembra per ora sedata. Ma restano irrisolte le questioni di fondo che l’hanno causata.

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Foto: UN Photos / Vinay Panjwani

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La soluzione temporanea trovata dal governo per interrompere il ciclo di aggressioni e uccisioni è stata quella di separare i contendenti. Nel tentativo di ricreare le basi per una stabilità. Alla lunga, questo ha comportato la nascita dell’idea di istituire unità amministrative separate per Kuki e Meitei nella regione. Un grave ostacolo per il ritorno alla normalità è la diffusa presenza di fazioni armate civili che alimentano gruppi separatisti e milizie che hanno rapidamente militarizzato la società. Oltre 4.500 armi sono state saccheggiate dagli arsenali della polizia dopo lo scoppio della violenza etnica nello stato. Da allora sono state recuperate o consegnate solo circa 1.800 armi da fuoco con la rinascita di gruppi armati precedentemente dormienti, vi sono attualmente gravi difficoltà a far rispettare lo stato di diritto e la sicurezza sociale. In tale situazione, documenta Fides, i progetti di sviluppo e gli investimenti che esistevano prima della violenza si sono arenati. I giovani sono frustrati e nell’instabilità e nella tensione generale si fa strada e va rafforzando il desiderio di due amministrazioni separate.