Messa in Coena Domini, card. Re: “Eucaristia centro della vita cristiana”

Card. Re: "Un piccolo virus ha messo in ginocchio il mondo. Preghiamo perché Dio ci venga in aiuto e ponga fine a questa tragica situazione"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:22

“L’Eucaristia è il centro e il cuore della vita della Chiesa”, e “deve essere il centro e il cuore anche della vita di ogni cristiano”. A dirlo è stato il card. Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, che ha presieduto la Messa “In Cena Domini”, primo dei riti del triduo pasquale, che anche quest’anno – come era accaduto l’anno scorso – a causa delle misure restrittive imposte dalla pandemia si è svolta nel pomeriggio nella basilica di San Pietro senza la lavanda dei piedi.

L’omelia del card. Re

Chi crede nell’Eucaristia non si sente mai solo nella vita”, ha esordito il cardinale nell’omelia: “Sa che nella penombra e nel silenzio di tutte le chiese c’è Uno che conosce il suo nome e la sua storia, Uno che lo ama, che lo aspetta e che volentieri lo ascolta. E davanti al tabernacolo ognuno può confidare quanto ha nel cuore e ricevere conforto, forza e la pace del cuore”.

“La Chiesa ha sempre considerato il sacramento dell’Eucaristia come il dono più prezioso di cui è stata arricchita”, ha ricordato Re riassunto dal Sir: “È il dono mediante il quale Cristo cammina con noi come luce, come forza, come nutrimento, come sostegno in tutti i giorni della nostra storia”.

Il Giovedì Santo “ci ricorda quanto siamo stati amati”

Come ha sancito il Concilio Vaticano II, “nella vita e nella missione della Chiesa, tutto viene dall’Eucaristia e tutto porta all’Eucaristia”. La sera del Giovedì Santo, in particolare, “ci ricorda pertanto quanto siamo stati amati; ci dice che il Figlio di Dio, nel suo affetto per noi, ci ha dato non qualcosa, ma ci ha donato se stesso – il suo Corpo e il suo Sangue – cioè la totalità della sua persona, e che, per la nostra redenzione, ha accettato di subire la morte più ignominiosa offrendosi come vittima. L’esistenza dell’Eucaristia si spiega solo perché Cristo ci ha amati ed ha voluto farsi vicino a ciascuno di noi per tutti i secoli, fino alla fine del mondo. Solo un Dio poteva ideare un dono così grande e solo una potenza e un amore infiniti potevano attuarlo”.

Eucaristia è realtà da vivere

L’Eucaristia è una realtà non solo da credere, ma da vivere – prosegue il porporato -. L’amore di Cristo per noi ci impegna a dare testimonianza di amore reciproco da parte nostra”, ha proseguito il cardinale nell’omelia: “L’Eucaristia è appello all’apertura verso gli altri, all’amore fraterno, al saper perdonare e al venire in aiuto di chi è in difficoltà; è invito alla solidarietà, al sostenerci l’un l’altro, a non abbandonare nessuno; è richiamo all’operoso impegno per i poveri, per i sofferenti, per gli emarginati; è luce per riconoscere il volto di Cristo nel volto dei fratelli, specialmente delle persone ferite e più bisognose”.

“Il secondo mistero che ricordiamo questa sera è l’istituzione del sacerdozio cattolico”, ha sottolineato Re: “Cristo, il vero sacerdote, ha detto agli apostoli: ‘Fate questo – cioè il sacramento dell’Eucaristia – in memoria di me’. E tre giorni dopo, la sera della domenica di Pasqua, agli apostoli ha detto anche: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui rimetterete i peccati saranno perdonati’. In questo modo Cristo irradiò sugli apostoli i poteri sacerdotali, perché l’Eucaristia e il sacramento del perdono continuassero ad essere rinnovati nella Chiesa; fece all’umanità un dono incomparabile”.

La sera del tradimento

La sera che vede la più alta manifestazione dell’amore e dell’amicizia verso di noi, è anche la sera del tradimento. Attorno alla stessa mensa nel Cenacolo si affrontarono l’amore di Dio e il tradimento dell’uomo”. È la fotografia dell’Ultima Cena, scattata dal card. Re, decano del Collegio cardinalizio, al termine dell’omelia della Messa “In Coena Domini”.

“Nella vicenda dello sconfinato amore di Cristo, che ci ha amati ‘sino alla fine’, vi è l’amarezza della slealtà e del tradimento umano”, ha proseguito il cardinale, secondo il quale il Giovedì Santo “è anche un invito a prendere coscienza dei propri peccati; è un appello a mettere un po’ di ordine nella nostra vita e a metterci sulla strada del pentimento e del rinnovamento per ottenere da Dio il perdono”.

“Nell’Eucaristia Dio si è talmente avvicinato a noi che non dobbiamo mai sentirci abbandonati – ha concluso Re – perché siamo sempre da lui cercati, amati e invitati a ottenere col pentimento e col sacramento della Riconciliazione la gioia del suo perdono ed a iniziare una ripresa spirituale col cuore più aperto a Dio e a tutti i nostri fratelli e sorelle”.

Continuare a pregare in casa

“Nei Giovedì Santi degli anni passati era radicata tradizione, dopo questa Messa in Coena Domini, prolungare l’adorazione dell’Eucaristia lungo il corso della notte con varie iniziative di preghiera di adorazione e momenti di grande intensità religiosa. La drammatica situazione creata dal Covid-19 e il rischio del contagio purtroppo quest’anno non ce lo permettono, come già accaduto lo scorso anno”, ha aggiunto il decano del Collegio cardinalizio, che al termine dell’omelia della Messa “In Coena Domini”, presieduta nella basilica di San Pietro, ha rivolto un invito: “Ritornando alle nostre case dobbiamo continuare a pregare col pensiero e col cuore pieni di gratitudine per Gesù Cristo, che ha voluto restare presente fra noi come nostro contemporaneo sotto i veli del pane e del vino. Da lui, che ha vissuto nella sua carne e nella sua anima la sofferenza fisica e la solitudine, vogliamo attingere la forza di cui abbiamo bisogno, ora più che mai, per far fronte alle grandi sfide di questa pandemia che miete migliaia di vittime ogni giorno in tutto il pianeta”.

“Un piccolo virus ha messo in ginocchio il mondo intero”

“Abbiamo sperimentato in modo universale come un piccolo virus possa mettere in ginocchio il mondo intero”, l’altro riferimento alla pandemia in corso: “Affinché abbia termine questo dramma, dobbiamo fare ricorso a tutti i mezzi umani che la scienza mette a nostra disposizione, ma c’è bisogno di un insostituibile passo in più: dobbiamo elevare una grande corale preghiera perché la mano di Dio ci venga in aiuto e ponga fine a questa tragica situazione che comporta preoccupanti conseguenze nel campo della salute, del lavoro, dell’economia, dell’educazione e dei rapporti diretti con le persone. Come ci ha insegnato lo stesso Cristo, è necessario andare a bussare fortemente alla porta di Dio, Padre Onnipotente”.

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