Caterpillar, i vescovi delle Marche solidali con i lavoratori: “No alla chiusura dell’azienda”

Vescovi Marche: "La vicenda della Caterpillar è una vicenda emblematica di ‘una economia che uccide’ la dignità dell’uomo anziché esserne al servizio"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:41
L'azienda Caterpillar, stabilimento di Jesi

La Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro, a nome della Conferenza episcopale marchigiana, esprime la sua più ampia vicinanza e solidarietà a tutti i 270 lavoratori della azienda Caterpillar Hydraulics Italia a seguito dell’annuncio, il 10 dicembre corso, della chiusura definitiva dello stabilimento entro il mese di febbraio.

“Siamo a conoscenza che lo stabilimento di Jesi, appartenente alla multinazionale statunitense Caterpillar inc., ha rappresentato e rappresenta una eccellenza di qualità nella produzione di cilindri idraulici e che anche in quest’ultimo anno stava lavorando a pieno regime su tre turni giornalieri, e anche i risultati economici e di bilancio della Caterpillar non lasciavano presagire una decisione così drastica e così dura per i lavoratori e per il nostro territorio”, osserva la Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro delle Marche in una nota riportata dal Sir.

“La vicenda della Caterpillar – affermano i vescovi – è una vicenda emblematica di ‘una economia che uccide’ la dignità dell’uomo anziché esserne al servizio, e pertanto va contrastata in ogni modo. Per questo, in primo luogo chiediamo ai responsabili della direzione di Caterpillar di rivedere la decisione di chiusura aziendale, dello stabilimento di Jesi. In secondo luogo chiediamo a tutte le istituzioni comunali, regionali e nazionali di prendere parte ed interessarsi a questa crisi industriale, probabilmente la più importante della Regione Marche dopo quella di Fabriano”.

I vescovi esprimono vicinanza umana e spirituale “a tutte le lavoratrici ed i lavoratori della Caterpillar, alle loro famiglie, alle piccole imprese che costituiscono l’indotto di Caterpillar; sosterremo con tutti i nostri mezzi la difesa del lavoro che hanno iniziato i lavoratori, anche partecipando fisicamente alle prossime manifestazioni pubbliche tramite i nostri uffici per la pastorale sociale e del lavoro presenti in tutte le diocesi”.

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