Card. Bassetti: “Nella malattia ho pensato di essere giunto al limite”

Comunicato finale del Consiglio permanente della Cei: "Messa di Natale in orario compatibile con il coprifuoco"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:48
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Per la Messa nella Notte di Natale “sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco”.

È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, che si è confrontato circa le prossime celebrazioni natalizie, in modo particolare sull’orario della Messa nella notte di Natale.

Messe natalizie

I vescovi ricordano quanto scritto nel recente Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. Da qui “la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora”.

“Tenuto conto delle diverse situazioni”, è stato detto, “sarà cura dei vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno”.

Una rinascita post Covid non solo economica

“La situazione del Paese, provato dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi sociale ed economica – si legge ancora nel comunicato finale – è stata al centro dell’analisi e delle riflessioni dei vescovi che si sono articolate attorno a tre parole chiave: speranza, gratuità e ascolto”.

“In questi tempi dolorosi e difficili, allo sconforto si è aggiunta per molti la paura, che se da un lato ha visto un rinnovato ritorno alla fede e alla preghiera, allo stesso tempo, di fronte al dolore innocente, rischia di scivolare nel timore di pregare invano”, l’analisi dei vescovi, secondo i quali “contro la rassegnazione, la disaffezione, la disperazione, la Chiesa deve essere esempio di unità, di saldezza, di stabilità. È tempo che tutto ritrovi coerenza mostrandosi come esperienza di vita unitaria, in cui si manifesta al mondo il volto di Cristo, pienezza di umanità, quella a cui aspirano uomini e donne oggi, feriti dagli esiti umani e sociali della pandemia”.

Se “nulla sarà più come prima”, per la Chiesa italiana “fin da ora è chiaro che dall’emergenza sanitaria si deve uscire con un cuore più aperto a Dio e agli altri, con una fede e una speranza più vive, una carità più operosa e solidale. È l’urgenza di una rinnovata e profonda prassi evangelica delle relazioni e della testimonianza di un umanesimo praticato, che renda di fatto la Chiesa profetica al servizio di un’economia fraterna e di una politica di fraternità. Sono questi gli apporti che contribuiscono ‘dal basso’ al rilancio del Paese e alla ripresa di una società di volti. La rinascita, che tutti auspichiamo e a cui tutti – Pastori, istituzioni politiche, economisti, associazioni laicali – dobbiamo contribuire, non può essere solo economica e sociale, ma anzitutto spirituale e morale”.

I saluti del Cardinale Bassetti

Il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei – in convalescenza al Gemelli di Roma dopo essere guarito dal coronavirus – ha salutato i suoi confratelli, all’apertura della sessione straordinaria del Consiglio episcopale permanente, che si è svolto on line ieri, 1° dicembre, come si legge nel comunicato finale diffuso oggi.

“Carissimi confratelli, davvero ben trovati per questo Consiglio permanente, eccezionale nella sua forma, ma – lasciatemelo dire – necessario, per i motivi che conosciamo – ha esordito il cardinale -. Mi auguro che sia davvero sostenuto dalla grazia del Signore e ci apra a proposte operative”.

“Come sapete io sono reduce da un periodo di malattia Covid molto grave. Pensavo di essere giunto al limite. Mi verrebbe da dire ‘al limitar di Dite’. Ho avvertito però, in tutto questo travaglio, la presenza forte del Signore”, ha detto il cardinale, collegato dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

“Quello di oggi, da parte mia – ha proseguito -, vuol essere soltanto un saluto affettuoso e grato per ciascuna delle vostre persone, perciò ho solo una parola da esprimervi: ‘Grazie. Grazie perché avete pregato per me!”.

“Mi hanno colpito le parole con cui il Papa commenta la parabola evangelica del Buon Samaritano nell’enciclica Fratelli tutti”, ha rivelato inoltre il cardinale citandone un passo: “Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite”.

“La fraternità è posta nelle nostre mani, come una sfida inderogabile”, ha concluso: “Ancora buon lavoro! Sarò unito a voi nel raccoglimento e nella preghiera. Vi saluto uno per uno e ancora grazie: vi ho sentito davvero vicini nei momenti più gravi del mio calvario. Anche la vostra gente ha pregato per me! Grazie”.

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