I “ragazzini” del latitante Romeo: arrestati 5 presunti favoreggiatori

Scoperchiato l'intero sistema di favoreggiamento della latitanza di Romeo messo in atto dai "ragazzini", i fratelli Alvaro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:18
Pordenone

Colpo alla ‘Ndrangheta. Cinque persone sono state arrestate dai carabinieri di Palmi per il favoreggiamento di Domenico Romeo, il latitante di Sinopoli (Reggio Calabria) catturato il 4 febbraio dello scorso anno a Sant’Eufemia d’Aspromonte, dove si era rifugiato e dove si trovava con la moglie e il figlio.

Gli arrestati legati a Romeo

Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gup su richiesta della Dda di Reggio Calabria. In carcere – riporta Ansa – sono finiti i fratelli Antonio e Francesco Alvaro, di 22 e 23 anni mentre ai domiciliari Domenica Alvaro, di 33 anni (detti “ragazzini” per la loro giovane età), Biagio Versaci (47), e la moglie di quest’ultimo, Maria Francesca Cammaroto (40).

L’indagine “Buon vento genovese”

Il blitz è scattato all’alba di oggi, 20 marzo, dopo che il procuratore Giovanni Bombardieri, l’aggiunto Gaetano Paci e il pm Giulia Pantano hanno chiuso il cerchio sui favoreggiatori di Romeo che, per sei mesi, si era reso irreperibile ed era ricercato dalla Dda di Genova per traffico internazionale di stupefacenti aggravato dalle finalità mafiose nell’ambito dell’indagine “Buon vento genovese” della guardia di finanza.

L’inchiesta, che ha portato agli arresti di oggi, ha consentito di scoperchiare l’articolato ed organizzato sistema messo a punto dagli indagati per favorire la latitanza di Romeo. Un sistema che ha garantito a quest’ultimo di potersi incontrare pure con i suoi familiari. Stando alle indagini, il latitante aveva infatti a disposizione un immobile di proprietà di Domenica Alvaro ma anche telefoni dedicati con cui comunicare con i suoi familiari. Attraverso movimenti e trasbordi da un’autovettura all’altra, sua moglie Angela Lirosi, il figlioletto di soli 17 mesi e anche i genitori di Romeo venivano così condotti sino al covo del latitante, pensando che nessuno sarebbe riuscisse ad intercettarli.

Così non è stato. Nel corso delle indagini è stato fotografato passo passo il sistema di favoreggiamento della latitanza del Romeo alimentato e gestito con una continua e meticolosa organizzazione dai coniugi Versaci-Cammaroto, che custodivano il cellulare del ricercato e si occupavano degli spostamenti.

Il ruolo dei “ragazzini”

Un ruolo che era affidato in particolare ai fratelli Alvaro. Finiti in carcere, questi ultimi sono i figli di Vincenzo Alvaro, condannato nel procedimento “Santa Fè”, e nipoti di Antonio Alvaro, coindagato di Domenico Romeo nel procedimento penale “Buon vento genovese”.

Nonostante fossero considerati “ragazzini” per la giovane età, Antonino e Francesco Alvaro hanno dimostrato la loro fedeltà alla cosca Alvaro e per questo Domenico Romeo si era materialmente affidato a loro per la gestione della sua latitanza.

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