Maxi processo ai No Tav per gli scontri del 2011: 32 condanne

I giudici hanno operato sensibili riduzioni di pena, che ora sono comprese fra i due anni e i sei mesi di reclusione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:40

È terminato con 32 condanne, giovedì 21 gennaio in serata a Torino, il maxi processo d’appello ai No Tav. Dopo quasi dodici ore di camera di consiglio, i giudici hanno operato sensibili riduzioni di pena, che ora sono comprese fra i due anni e i sei mesi di reclusione, rispetto alle sentenze precedenti, pronunciando alcune assoluzioni parziali e dichiarando prescritti numerosi episodi.

Gli scontri No Tav del 2011

La sentenza di ieri sera – ricostruisce Ansa – era l’appello bis. Nell’aprile 2018 la Cassazione aveva annullato la precedente decisione della Corte d’appello di Torino, del novembre 2016, di condannare 38 imputati a pene sino a 4 anni e 6 mesi di carcere per gli scontri del 27 giugno e del 3 luglio 2011, quando migliaia di persone si radunarono a Chiomonte per opporsi all’arrivo delle ruspe e delle forze dell’ordine che dovevano prendere il controllo dell’area e rimasero ferite più di 200 persone.

L’ex brigatista Paolo Maurizio Ferrari tra i No Tav

Tra gli attivisti e i simpatizzanti No Tav condannati questa sera c’è anche l’ex brigatista rosso Paolo Maurizio Ferrari, 76 anni, una condanna a trent’anni per la militanza nelle Br, da cui non si è mai dissociato né pentito, che terminò di scontare nel 2004.

Condannati anche, tra gli altri, lo storico leader del centro sociale Askatasuna Giorgio Rossetto e due torinesi che si sono uniti in Siria alle milizie in lotta contro l’isis, Jacopo Bindi e Fabrizio Maniero.

Il commento del pg Saluzzo

“Il messaggio della sentenza è che le manifestazioni che si svolgono con queste modalità continuano a costituire reato e sono sanzionate. L’impianto accusatorio ha retto perfettamente”, è il commento del procuratore generale Francesco Saluzzo.

“Sono passati 10 anni dai fatti e molti episodi sono caduti in prescrizione. Ma le condanne per resistenza e violenza a pubblico ufficiale ci sono state”, afferma il pg Saluzzo, osservando che non è stata riconosciuta a nessuno imputato la scriminante di aver reagito a un atto arbitrario delle forze dell’ordine. La Cassazione, nell’annullare la precedente decisione della Corte d’Appello, aveva infatti chiesto di verificare se la protesta No Tav fu una reazione a un abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.

La difesa dell’avvocato Vitale

“La tesi dell’accusa non ha retto nella parte in cui diceva che tutti gli imputati erano responsabili di tutto ciò che era successo. Era un minestrone. E i giudici non lo hanno voluto”, replica l’avvocato Gianluca Vitale, uno dei difensori degli imputati.

Per l’avvocato Vitale, invece, la sentenza di questa sera ripristina “la correttezza e la laicità di giudizio nelle questioni No Tav. Le riduzioni di pena – sostiene – sono un effetto non solo della caduta in prescrizione dei fatti, ma delle molteplici assoluzioni parziali nel merito. Questo è fondamentale”.

 

 

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