Chi è Fabrizio Curcio, il nuovo capo della Protezione Civile

Curcio aveva già svolto questo ruolo, dal 2015 al 2017, per poi dimettersi per motivi personali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:46

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato Fabrizio Curcio Capo Dipartimento della Protezione Civile. Prenderà il posto di Angelo Borrelli.

Chi è Fabrizio Curcio

Classe 1966, laurea in ingegneria alla Sapienza, Curcio aveva già ricoperto questo ruolo dal 2015 al 2017 quando, per motivi personali, si era dimesso lasciando il posto ad Angelo Borrelli il cui mandato è terminato con la fine del governo Conte. Dopo due rinnovi, per Borrelli si è conclusa l’esperienza alla guida della Protezione Civile e, quindi, l’avvicendamento con Curcio.

Cosa ha affrontato come capo della Protezione Civile

Il nuovo numero uno della Protezione Civile – scelto da Draghi che, in questo momento così particolare a causa della pandemia da Coronavirus, voleva affidare la gestione a chi ne conoscesse bene il funzionamento – con i vigili del fuoco aveva lavorato in prima linea nel terremoto di Umbria e Marche del 1997 e coordinato il Giubileo del 2000 e il vertice Russia-Nato del 2002 a Pratica di Mare.

Alla protezione civile è arrivato nel 2007 con Guido Bertolaso, che lo chiamò come capo segreteria, per poi passare a dirigere la sezione emergenze. In prima linea, dunque, sul terremoto dell’Aquila del 2009 e il caso Costa Concordia, nel 2015 era stato nominato alla guida del Dipartimento al posto di Franco Gabrielli, nominato capo della polizia.

Nel suo mandato si è trovato ad affrontare il terremoto del centro Italia e la tragedia dell’hotel Rigopiano.

Le dimissioni

Nel 2017 le dimissioni con una lettera all’allora premier, Paolo Gentiloni, in cui spiegava che “il ruolo di Capo del Dipartimento della Protezione Civile è unico, necessariamente assorbente e totalizzante per chi lo ricopre, dati tutti i rischi presenti sul territorio italiano e il complesso ma strepitoso Sistema di componenti e strutture operative che ruota intorno al Dipartimento stesso” e che “tutte le energie devono essere dedicate a svolgere nel miglior modo possibile questa funzione senza soluzione di continuità, giorno e notte, h24 come diciamo in gergo. Purtroppo, per motivi strettamente personali, non sono più, in questo momento, nella possibilità di garantire il cento per cento della mia concentrazione e del mio impegno per continuare a ricoprire tale ruolo”.

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