“Covid-19, i clochard vanno aiutati, non multati”

A Storie Italiane l'appello di don Aldo Buonaiuto a non abbandonare a se stessi i senza fissa dimora. Il monito contro il business criminale della prostituzione coatta che non si arresta neppure durante la pandemia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19

Un dramma nel dramma. A Storie Italiane, il programma di Rai 1 condotto da Eleonora Daniele, il sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII don Aldo Buonaiuto ha dato voce al grido silenzioso degli “invisibili“, cioè dei clochard che durante la pandemia di coronavirus rischiano di essere abbandonati senza alcuna forma di sostegno caritativo e anzi di venire multati perché, nella loro condizione di estremo disasgio, non rispettano le norme anti-contagio.

Lavoratori si apprestano a sanificare un tram- Reuters

Vita in strada

“E’ fuori da ogni logica e contrasta con il più basilare senso di giustizia denunciare un senza fissa dimora perché non sta a casa mentre infuria l’onda virale dell’epidemia– afferma don Buonaiuto-. I clochard una casa non ce l’hanno, il loro habitat è la stada. Multarli per ciò che non hanno è una contraddizione in termini. Questi nostri fratelli, a migliaia, sono costretti a vivere in alloggi di fortuna nelle stazioni e nelle piazze. In queste tragiche settimane la rete del volontariato, cattolico e non, si prodiga eroicamente, superando le difficoltà operative dell’emergenza sanitaria, per dare da mangiare e offrire rifugio ai senza fissa dimora“. E aggiunge don Buonaiuto: “Alla Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo la consolidata esperienza di quelle che chiamiamo le “capanne di Betlemme“. Andiamo ovunque i clochard cerchino riparo (nelle stazioni ferroviarie, ai bordi delle strade) per aiutarli ed accoglierli ed è un compito molto complesso e delicato perché i senza fissa dimora, per loro impostazione e struttura interiore, non sempre si fanno accogliere e non accettano sempre di essere soccorsi”. di certo, puntualizza il sacerdote impegnato da decenni al servizio degli ultimi, “multarli è un insulto per loro e per il buon senso: non c’è bisogno di una multa, ma di un aiuto concreto per mangiare e trovare una sistemazione durante la pandemia”

Ave Maria dal balcone

Don Buoniauto ha poi dialogato in collegamento con Leonardo, un ragazzo che sta combattendo contro il coronavirus che lo ha costretto a due ricoveri d’urgenza in terapia intensiva e che, tra le lacrime, ha esortato in modo accorato i suoi coetanei a restare a casa per evitare che il contagio dilaghi tra la popolazione, seminando morte e tregedie individuali e colettive. “Questa tua testimonianza pubblica è veramente importante– ha detto il sacerdote di frontiera al giovane-. Sei una persona forte e meravigliosa: ci hai trasmesso con efficacia e sincerità ciò che hai nel cuore e la nostra società ha necessità di sentire la voce delle persone sofferenti per capire quanto sia grave la situazione”. Don Buonaiuto ha ricordato l’iniziativa di mobilitazione spirituale, da lui promossa, dell’Ave Maria recitata ogni sera dal balcone alle 19,30 con una luce in mano in segno di condivisione e unità. “Stasera alle 21, inoltre, verrà recitato in tutta Italia, su proposta della Cei, il Rosario per manifestare la vicinanza ai malati e a chi si prende cura di loro rischiando la propria vita– spiega don Buonaiuto-. In questo momento così difficile c’è bisogno di partecipare interiormente e di fare nostre le tribolazioni dei sofferenti. Serve questa consapevolezza spirituale e morale, non servono  i balletti“.

La vergogna del mercimonio coatto

Don Buonaiuto, rispondendo ale domande della conduttrice in collegamento da piazza Navona (simbolo internazionalmente riconosciuto di Roma per i suoi gioielli artistici e i suoi luoghi di antichissima spiritualità come la Chiesa di Sant’Agnese) ha richiamato l’attenzione sulle centinaia di persone uccise dal coronavirus e sullo strazio dei familiari che hanno visto per l’ultima volta i loro congiunti salire su un’ambulanza per non riverli più se non chiusi in una cassa funebre all’obitorio. “La loro sofferenza è la sofferenza di noi tutti- sostiene don Buonaiuto-. Il rispetto della dignità umana deve valere per chiunque: per i clochard come per le vittime della tratta costrette a prostuirsi per strada anche in piena pandemia. Sulle nostre strade in queste giornate terribili non ci sono solo gli irresponsabili che vanno a corre e a fare sport infischiandosene colpevolmente del bene comune”. Aggiunge don Buonaiuto: “Ci sono anche quegli uomini vergognosi che di giorno e di notte continuano a comprare il corpo delle più fragili e indifese delle creature, di queste nostre sorelle crocifisse”. E, “riceviamo senza sosta immagini e segnalazioni che dimostrano come il turpe e criminale business della prostituzione coatta prosegua, nonostante l’emergenza sanitaria in corso“.

Appello

Don Buonaiuto ha, poi, lanciato un appello a non abbandonare le comunità e le realtà caritative che assistono le persone più deboli, soprattutte quelle con problemi psichici. “Per loro stare tutto il giorno il casa è un dramma e non possono ricevere quelle visite che li aiutavano a mantenere la tranquillità, così come non trovano più in strutture esterne la possibilità di trascorrere alcune ore fuori dalla famiglia”, sottollinea il sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII che ha preso spunto dagli auguri rivolti da presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Papa Francesco per il settimo anniversario del suo insediamento sul Soglio di Pietro per rivolgersi a tutti i padri nel giorno della loro festa. “State accanto ai vostri figli, parlate di più con loro, trasformate questo periodo obbligatiamente trascorso in casa per essere più presenti interiormente in famiglia e per donare il vostro tempo tra le mura domestiche“.

 

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