Censis: “Il sistema-Italia è una ruota quadrata che non gira”

Pubblicato oggi il 54° Rapporto del Centro Studi Investimenti Sociali (Censis) con le 4 proposte per la ripartenza del sistema Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:11

“Il sistema-Italia è una ruota quadrata che non gira: avanza a fatica, suddividendo ogni rotazione in quattro unità, con un disumano sforzo ogni quarto di giro compiuto, tra pesanti tonfi e tentennamenti”.

È questa l’immagine più eloquente del 54° Rapporto pubblicato oggi dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), lo storico istituto di ricerca socio-economica italiano fondato nel 1964.

“Privi di un Churchill a fare da guida nell’ora più buia, capace di essere il collante delle comunità – sostiene il Censis – il nostro modello individualista è stato il migliore alleato del virus, unitamente ai problemi sociali di antica data, alla rissosità della politica e ai conflitti interistituzionali”. Così, “nell’anno della paura nera”, l’Italia si è riscoperta “spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza”.

Il rapporto

Il 73,4% degli italiani indica “nella paura dell’ignoto e nell’ansia conseguente il sentimento prevalente”. A fronte di questo lo Stato diventa “il salvagente a cui aggrapparsi nel momento del massimo pericolo”.

Il 57,8% dei cittadini “è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della salute collettiva” (“meglio sudditi che morti”, sintetizza il Censis nel suo 54esimo rapporto annuale) e ancora di più sono coloro che chiedono pene severe per chi non rispetta le regole anti-contagio.

Nel crollo verticale del “Pil della socialità”, un giovane su due (49,3%) ritiene giusto che i suoi coetanei siano curati prima degli anziani. E “tra antichi risentimenti e nuove inquietudini” persino la pena di morte – rileva con “sorpresa” il Rapporto – torna “nella sfera del praticabile”, raccogliendo il 43,7% dei consensi.

Poveri all’improvviso

Il Censis li chiama “poveri all’improvviso”. Sono coloro – riassume il Sir – per i quali la pandemia ha avuto conseguenze economiche repentine e devastanti.

In primo piano c’è il problema del lavoro. Nel secondo trimestre dell’anno si registrano 841mila occupati in meno e 1.310 mila persone inattive in più rispetto al 2019. Aumentano del 4,8% coloro che rinunciano per scoraggiamento a cercare un lavoro. E il 17,1% della popolazione dispone di risorse finanziarie per meno di un mese.

A pagare il prezzo più alto in termini occupazionali sono come sempre giovani e donne, insieme agli immigrati. Ma per l’85,8% degli italiani la crisi da Covid ha confermato che “la vera divisione sociale è tra chi ha la sicurezza del posto di lavoro e del reddito e chi no”.

Dipendenti pubblici e reddito garantito

“Su tutti – rileva il Censis – i garantiti assoluti, i 3,2 milioni di dipendenti pubblici. A cui si aggiungono i 16 milioni di percettori di una pensione, una larga parte dei quali ha fornito un aiuto a figli e nipoti in difficoltà: un ‘silver welfare’ informale. Poi si entra nelle sabbie mobili: il settore privato senza casematte protettive”.

Generazione zero figli

In questa situazione segnata da paure personali e collettive, da precarietà lavorativa e incertezza economica, si prefigura un aggravamento ulteriore del problema demografico. Il rischio – sottolinea il Censis – è di avere una “generazione zero figli”.

Non va tuttavia dimenticato che durante questa crisi oltre 14 milioni di italiani hanno beneficiato di sussidi per un totale superiore a 26 miliardi di euro.

Bonus economy

“È come se a un quarto della popolazione italiana – rileva il Rapporto – fossero stati trasferiti quasi 2mila euro a testa”. Ma la “bonus economy” non è in grado di costruire il futuro, tanto più che chi può tende a risparmiare in modo improduttivo: è cresciuto di 41,6 miliardi in sei mesi quello che il Censis definisce “il lago della liquidità precauzionale”.

Società già stanca

Il virus ha aggredito una società già stanca – afferma il Rapporto – provata da anni di resistenza alla divaricazione dei redditi e alla decrescita degli investimenti, incerta sulle prospettive future, con un modello di sviluppo troppo fragile”. “Una società indebolita nel suo scheletro complessivo”, osserva il Censis, eppure “ancora sufficientemente vitale per resistere e combattere a favore della risalita”.

Ma bisogna cambiare marcia rispetto a un anno in cui “siamo stati incapaci di visione”.  Per uscire da questa situazione, alla società italiana non basta quel “curioso e originale intreccio dei suoi tessuti costituenti” con cui è riuscita a reagire in tutte le epoche di crisi.

Quattro filoni di intervento

“La realtà odierna – sottolinea il Censis– ci impone di prendere atto che il Paese si muove in condizioni troppo rischiose per non mettere in campo un’azione sistemica della mano pubblica”.

Il Rapporto indica quattro filoni per la ripartenza del Sistema Italia: “un nuovo schema fiscale”; “un ridisegno del sistema industriale e un ripensamento della qualità degli investimenti”; “un ripensamento strutturale dei sistemi e sottosistemi territoriali”; una revisione di “ruolo, identità, funzioni e responsabilità dei soggetti del terzo settore”.

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