Assange sarà estradato negli Usa. Wikileaks: “Giorno buio per la libertà di stampa”

Il ministro dell'Interno britannico, Priti Patel, ha ordinato l'estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:55

Il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, ha ordinato l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange. Il portavoce del ministero dell’Interno ha chiarito che Assange “sarà trattato in modo appropriato, anche in relazione alla sua salute” spiegando che, secondo i tribunali britannici, l’estradizione non sarebbe “incompatibile con i suoi diritti umani, compreso il suo diritto a un processo equo e alla libertà di espressione”.

Wikileaks: “Giorno buio per la libertà di stampa”

Ora l’attivista australiano – che aveva contribuito a diffondere, tramite la piattaforma Wikileaks, documenti riservati contenenti anche informazioni su crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq e Afghanistan – rischia di scontare una pesantissima condanna in un carcere americano.

Proprio da Wikileaks, che ha già annunciato il ricorso, arriva il primo commento al via libera per l’estradizione: “E’ un giorno buio per la libertà di stampa”. Assange, che di Wikileaks è il fondatore, è accusato di spionaggio.

Ricorso tra 14 giorni

Sempre il portavoce ha poi dichiarato che oggi, 17 giugno, “a seguito dell’esame sia della Magistrates Court sia dell’Alta Corte, è stata ordinata l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti” e che Assange “mantiene il regolare diritto di 14 giorni di ricorso”. Cosa che, come comunicato da Wikileaks, Assange ha intenzione di fare.

Proprio in virtù della possibilità di fare ricorso, Assange non verrà immediatamente estradato negli Usa. Il 51enne, infatti, può tentare un ultimo appello, contro l’adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica. Nel caso di un rigetto, evidenzia TgCom24, può provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d’Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte.

L’intera storia di Assage, che va avanti da oltre 10 anni, è stata “denunciata come iniqua e persecutoria” da diverse organizzazioni umanitarie tra le quali anche Amnesty International e agenzie dell’Onu.

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