Giubileo d’oro del Rinnovamento: cinquant’anni di comunione, carità e “unità nella diversità” Dal 31 maggio al 4 giugno, Roma accoglierà le celebrazioni per il 50esimo anniversario del "più grande risveglio spirituale del '900". Al Circo Massimo la veglia con Papa Francesco

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Giubileo Rinnovamento

Comunione, carità e unità. Tre parole-simbolo quelle utilizzate dal presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, durante la conferenza di presentazione del Giubileo d’oro del Rinnovamento carismatico, il quale celebrerà a Roma i 50 anni di un cammino di fede, grazia e unità nello Spirito Santo. Un evento che sarà anche e soprattutto testimonianza di un ecumenismo spirituale, “dell’unità nella diversità” che ha accompagnato il percorso del “più grande risveglio spirituale, pentecostale e carismatico del ‘900″. Nella Sala Marconi della Radio Vaticana, il presidente nazionale RnS, affiancato da Michelle Moran, presidente Iccrs, e Gilberto Gomes Barbosa, della Catholic Fraternity, ha illustrato le linee guida di una quattro giorni di celebrazioni che, come spiegato dagli stessi relatori, accoglierà 30 mila persone da oltre 130 Paesi del mondo, a dimostrazione di come l’azione dello Spirito abbia coinvolto indifferentemente luoghi e genti di ogni parte della Terra.

Ecumenismo, risposta “dal basso”

Questo perché “il Giubileo significa perseveranza – ha spiegato Barbosa – ed è importante celebrarlo insieme. Nell’ecumenismo non si fa dottrina ma si cerca una comunione spirituale, un’unità nella diversità. Siamo realtà differenti che fanno un cammino insieme e il Giubileo d’oro ne è testimonianza”. Un concetto ribadito anche da Michelle Moran: “Essere vicini alla Pentecoste ci spinge a essere aperti e preparati, perché saremo sorpresi. Per questo io aspetto e so che sarò sorpresa. Nel Rinnovamento non esiste un solo modo di fare ma siamo qui per testimoniare il nostro ecumenismo spirituale”. Celebrare il cinquantesimo anniversario di “una grazia nata dal Concilio Vaticano II” dimostra come la realtà carismatica sia davvero uscita dal cenacolo, mettendo in atto quella missione di evangelizzazione imprescindibile per la storia, coinvolgendo persone di ogni luogo e nazione, perché “l’espressione dell’ecumenismo – ha detto ancora Salvatore Martinez – è una risposta dal basso, dal popolo”.

Il G50 dello Spirito

Dal 31 maggio al prossimo 4 giugno, saranno tanti gli appuntamenti previsti per questo “G50”, come lo ha definito lo stesso presidente RnS, che spazierà dalle realtà parrocchiali alle scuole di evangelizzazione, tra momenti di preghiera comunitaria e testimonianza, fino all’evento culminante al Circo Massimo, in programma nella penultima giornata di celebrazioni, al quale parteciperà anche il Santo Padre Francesco. Ed è stato proprio il Sommo pontefice, durante la Convocazione nazionale del 2014 allo Stadio Olimpico, a convocare questo nuovo momento di grazia ed ecumenismo perché “è nel solco di Francesco e dei suoi predecessori che questo Giubileo vuole raccontare le meraviglie che Dio continua a compiere negli uomini e le donne che si lasciano guidare dallo Spirito Santo. Dire carismatici era sinonimo di esaltati… Nei tempi di crisi che il mondo vive ci attestano invece una capacità, una forza, un’audacia, una disponibilità, una riserva di speranza da dare al mondo”.

Martinez: “Il mosaico di un’unica identità

Ma cosa rappresenta davvero aver raggiunto il cinquantennale di un cammino così fecondo sotto la guida dello Spirito? “Siamo ancora giovani – ha spiegato Martinez a In Terris, a margine dell’assemblea -. Ma sono stati 50 anni vissuti con grande intensità. E’ un Giubileo di responsabilità perché ci fa ricordare, con stupore e gratitudine, quante meraviglie Dio ha compiuto nella vita di questo movimento e quanta confidenza, a partire da Paolo VI fino a Papa Francesco, quanto affetto e accompagnamento i pontefici del post-Concilio ci hanno assicurato. Ed è meraviglioso vedere la diversità di doni, di espressioni, di ministeri, di missioni che questo movimento ha testimoniato in ogni angolo della Terra”. Ma, prosegue il presidente “è difficile definire lo Spirito Santo. Lo diceva già il cardinale Suenens: ‘Non abbiate paura di venire in contatto con il Rinnovamento. Non entrerete in contatto con un altro movimento che nasce nella Chiesa, ma con il movimento dello Spirito che opera per se stesso’. Certo, le organizzazioni necessarie, le forme associative volute dalla Chiesa fotografano questa spiritualità e questa corrente di grazia. Ma la vera novità è quella di essere stata una benzina più che un motore. Un’esperienza di vita nuova più che un cammino organizzato come avviene in altre espressioni della vita della Chiesa. Questa è un po’ l’originalità del Rinnovamento: aver riportato l’attenzione per la vita carismatica, spirituale, per la vita interiore, per il primato della preghiera, della Parola di Dio e la riscoperta di questa vita carismatica dentro la vita sacramentale e istituzionale”.

Si tratta quindi “di un cambio culturale molto forte e direi anche un dinamismo popolare che mancava nella Chiesa e che ha avuto degli esiti di grande valore. Penso soprattutto all’America latina nella lotta alle sette, ma penso anche in Europa proprio intorno alla causa dell’ecumenismo spirituale. E’ più un mosaico, nel quale tante tessere riproducono un’identità. Ed è meraviglioso dire non l’identità di un uomo di una donna, non il volto di una Chiesa ma il volto dello Spirito che è della Chiesa e di ogni uomo è l’anima”.

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