Siria, mons. Gallagher: “Santa Sede preoccupata dall’immensa sofferenza di bambini e civili” Il Segretario per i Rapporti con gli Stati è intervenuto a Bruxelles durante la conferenza “Sostenere il futuro della Siria e della regione”

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“La Santa Sede continua a essere profondamente preoccupata per l’immensa sofferenza umana che colpisce milioni di bambini innocenti e altri civili, i quali continuano a essere privati di aiuti umanitari essenziali, strutture mediche ed educazione, ed esorta al pieno rispetto del diritto umanitario internazionale, specialmente per quanto riguarda la protezione delle popolazioni civili, garantendo loro accesso alla necessaria assistenza medica. Inoltre, la Santa Sede esprime la sua preoccupazione per le condizioni e il trattamento dei prigionieri e dei detenuti”. Lo ha detto mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, intervenendo a Bruxelles alla Conferenza “Sostenere il futuro della Siria e della regione”.

L’arcivescovo inglese ha ricordato il discorso che il Papa ha recentemente rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nel quale ha fatto appello alla comunità internazionale perché “si adoperi con solerzia per dare vita ad un negoziato serio, che metta per sempre la parola fine al conflitto, che sta provocando una vera e propria sciagura umanitaria. Ciascuna delle parti in causa deve ritenere come prioritario il rispetto del diritto umanitario internazionale, garantendo la protezione dei civili e la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione”. Da lì l’invito di mons. Gallagher a “non lesinare sforzi per porre fine alla spirale in apparenza infinita della violenza, per ripristinare quel senso di solidarietà che è la base della coesione sociale e della coesistenza pacifica“.

Nel 2016, ha ricordato, “la Santa Sede e la Chiesa cattolica, attraverso la sua rete di enti caritativi, hanno contribuito a fornire 200 milioni di dollari americani per l’assistenza umanitaria a diretto beneficio di oltre 4,6 milioni di persone in Siria e nella regione. Nel distribuire aiuti, le agenzie e le entità cattoliche non fanno distinzioni riguardo all’identità religiosa o etnica di chi ha bisogno di aiuto e cercano sempre di dare priorità alle persone più vulnerabili e più bisognose. Questo approccio è stato dimostrato anche attraverso l’apertura, a gennaio, di un centro Caritas nell’area musulmana della parte est di Aleppo e il progetto ‘Ospedali aperti’, che cerca di aprire gli ospedali cattolici ad Aleppo e a Damasco e di renderli pienamente operativi per i bisogni delle popolazioni locali, specialmente i poveri e i meno avvantaggiati”.

Motivo di profonda preoccupazione, ha concluso il presule, “continua a essere per noi la situazione di vulnerabilità dei cristiani e delle minoranze religiose in Medio Oriente, che soffrono oltremodo per gli effetti della guerra e dell’agitazione sociale nella regione, al punto che la loro stessa presenza e la loro esistenza sono fortemente minacciate. Come Sua Santità Papa Francesco ha ripetutamente ricordato, la loro presenza permanente può consentire loro di adempire il proprio ruolo storico e fondamentale di contribuire alla coesione sociale di quelle società, che sarà di fondamentale importanza per il futuro dell’intera regione”.

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