CASO LIDIA MACCHI, SVOLTA DOPO 30 ANNI: ARRESTATO EX COMPAGNO DI LICEO Finora l'uomo, laureato in filosofia, non era mai entrato nel giro dei sospettati nel corso delle indagini

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lidia macchi

E’ arrivata dopo 30 anni la svolta nel caso di Lidia Macchi, la studentessa di 20 anni trovata morta in un bosco nella provincia di Varese nel 1987. Le forze dell’ordine hanno infatti arrestato un uomo, su disposizione del gip di Varese Andrea Giorgetti e su richiesta del sostituto procuratore generale di Milano Carmen Manfredda. Si tratta di Stefano Binda, 47 anni, ex compagno di liceo della Macchi.

Per gli investigatori è lui il killer che il 7 gennaio del 1987 uccise la giovane donna, infliggendole 29 coltellate. Da quanto si appreso, il 9 gennaio dello stesso anno, giorno dei funerali della studentessa, Binda avrebbe inviato una lettera anonima ai familiari della Macchi intitolata “In morte di un’amica” che conteneva riferimenti impliciti e inquietanti dell’omicidio. Grazie ad una perizia calligrafica si è arrivati alla svolta nel caso. Finora l’uomo, laureato in filosofia, non era mai entrato nel giro dei sospettati nel corso delle indagini.

L’inchiesta sull’omicidio di Lidia macchi è stata riaperta nel 2013 dal sostituto procuratore di Milano, Manfredda, che aveva assunto le indagini prima coordinate dalla procura di Varese. Durante le nuovi indagini il pg ha archiviato la posizione di un religioso che conosceva all’epoca la ragazza e che era rimasto sempre formalmente sospettato. Scagionato anche Giuseppe Piccolomo, già condannato all’ergastolo per il delitto delle “mani mozzate”, avvenuto sempre nella provincia di Varese.

 

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