Chi era la beata Vittoria Rasoamanarivo, principessa del Madagascar

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Beata Vittoria Rasoamanarivo, vedova e principessa del Madagascar. Tananarive (Madagascar), 1848 – Tananarive, 21/08/1894. Proviene da una delle famiglie più importanti del Madagascar.

Avvenimenti

Da giovane, segue la religione pagana dei suoi avi. Quando nel Madagascar arrivano dei missionari gesuiti, vincendo le opposizioni della famiglia, si fa battezzare con il nome Vittoria. Non ha alcuna paura di manifestare apertamente la sua fede e le sue devozioni. C’è anche chi la prende a sassate mentre si reca in chiesa.

Viene fatta sposare con Radriaka, ufficiale superiore dell’esercito e figlio del primo ministro, alcolista e dissoluto. In obbedienza al magistero della Chiesa, rifiuta il divorzio, consigliatogli dai suoi familiari, perché il matrimonio è stato celebrato in presenza di un sacerdote cattolico.

• Nel 1887 il marito viene portato a casa in gravi condizioni. E’ andato da una delle sue tante amanti, si è ubriacato ed è caduto dalla veranda. Vittoria lo esorta a pentirsi della sua vita peccaminosa, gli parla della felicità della vita eterna e quando comincia a peggiorare, visto che non arriva il missionario che aveva fatto chiamare, gli amministra personalmente il battesimo in articulo mortis, imponendogli il nome di Giuseppe.

• Sostiene economicamente la comunità cattolica, per lo più composta da poveri.

Aneddoti

Il marito Radriaka abitualmente non vive con lei. A volte quando torna a casa conduce con sé l’amante di turno. Vittoria, con infinita pazienza fa preparare per loro il pranzo o la cena. Quando torna a casa ubriaco diventa veramente pericoloso, perché arriva persino a mordere le persone e rivolge parole cattive e insulti alla moglie.

Recita continuamente il Rosario per strada e in mezzo alla folla, tanto che alle sue dita si formano dei calli. Porta abitualmente la corona del Rosario in mano con la più grande naturalezza, anche alla presenza degli alti esponenti della corte.

• Al suono dell’Angelus, se è a corte si ritira in disparte per recitarlo; se si trova per strada i inginocchia per terra e lo recita con i presenti.

Spiritualità

Riesce mirabilmente a coniugare una prolungata preghiera, anche di sei-sette ore in chiesa, con molte opere di carità in aiuto agli abbandonati, ai bisognosi, ai prigionieri e ai lebbrosi. Nel 1883 si ha una persecuzione contro i cattolici: i missionari sono espulsi e i cattolici considerati traditori. Vittoria continua a professare apertamente la sua fede e, grazie alla sua autorevolezza presso la regina e il primo ministro, riesce a evitare la chiusura delle chiese e delle scuole cattoliche. Si reca personalmente nei villaggi per incoraggiare i cattolici a rimanere saldi nella vera fede; grazie al suo coraggioso operato, tre anni dopo, al loro ritorno, i missionari trovano una comunità cristiana compatta e vigorosa.

Morte

Sopporta per amore del Signore numerose malattie. Le sue condizioni si aggravano per una emorragia genitale, forse trascurata per eccesso di pudore. Muore improvvisamente mentre solleva la corona del Rosario che ha in mano ed esclama: “Madre, Madre, Madre!”. Contro il suo volere è sepolta nel mausoleo della famiglia a Tananarive. Nel 1961, obbedendo a un suo desiderio, le sue reliquie vengono traslate nel cimitero di Ambohipo e poste nel se- polcro dei missionari. E’ beatificata da Giovanni Paolo II nel 1989 ad Antananarivo (un tempo Tananarive), capitale del Madagascar.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e morire” di Luigi Luzi

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