DOMENICA 03 GIUGNO 2018, 00:01, IN TERRIS

Corpus Domini tra novità e tradizioni

Dalle origini alle processioni: oggi Papa Francesco a Ostia sulle orme di Paolo VI

ANDREA ACALI
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L'infiorata del Corpus Domini di Genzano
L'infiorata del Corpus Domini di Genzano
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alle visioni di Santa Giuliana de Cornillon all'istituzione della festa per la Chiesa universale, dagli inni di S. Tommaso all'enciclica di San Giovanni Paolo II, dal miracolo di Bolsena alla costruzione del Duomo di Orvieto, dalle infiorate alle processioni. La solennità del Corpus Domini che si celebra oggi è una delle più sentite dalla devozione popolare e dall'intera Chiesa, perché mette al centro il Santissimo Sacramento dell'Altare, ovvero Dio stesso. Lo ricordava il Santo Papa polacco nella sua ultima enciclica: "La Chiesa vive dell'Eucarestia" che l'ha ricevuta "da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza".


Le origini

Come noto, l'istituzione della festa fu voluta da Papa Urbano IV, il francese Jacques Pantaléon, con la bolla "Transiturus" nel 1264. In realtà, era già celebrata a livello diocesano a Liegi, dove era stata "promossa" dalla monaca agostiniana Giuliana de Cornillon. Da giovane, la religiosa aveva avuto la visione di una luna piena con una macchia o una striscia scura a significare la mancanza di una festa. Successivamente, le sarebbe apparso lo stesso Gesù per chiederle di adoperarsi per l'istituzione della festa in riparazione alle offese all'Eucarestia. Divenuta priora di Mont Cornillon, inviò diverse petizioni, indirizzate, tra gli altri all'arcivescovo Robert de Thourotte e allo stesso Pantaléon, all'epoca arcidiacono di Liegi. Durante il Pontificato di Urbano IV si verificò anche il miracolo di Bolsena, nel 1263, che contribuì alla decisione di estendere la festa a tutta la Chiesa. La storia del prodigio è nota: un sacerdote boemo, indicato in Pietro da Praga (ma il nome è tutt'altro che certo) dubitava della reale presenza di Cristo nell'Eucarestia. Ma mentre celebrava la Messa nella basilica di S. Cristina, al momento della consacrazione dall'Ostia uscirono gocce di sangue che macchiarono il corporale e alcuni gradini davanti all'altare. Mentre le lastre di marmo (note come la "sacra pietra") sono rimaste nella cittadina viterbese, l'Ostia e il corporale furono portati a Orvieto, dove era in costruzione il celebre Duomo.


Il Duomo di Orvieto

E' opinione diffusa che il gioiello architettonico della cittadina umbra sia stato costruito appositamente per ospitare le reliquie del miracolo di Bolsena. In realtà non è così. Lo ricordò lo stesso Giovanni Paolo II il 17 giugno 1990 durante la sua visita a Orvieto: "Anche se la sua costruzione non è collegata direttamente alla solennità del Corpus Domini, istituita dal Papa Urbano IV con la bolla Transiturus, nel 1264, né al miracolo avvenuto a Bolsena l’anno precedente, è però indubbio che il mistero eucaristico è qui potentemente evocato dal corporale di Bolsena, per il quale venne appositamente fabbricata la cappella, che ora lo custodisce gelosamente". La prima pietra del Duomo fu posta nel 1290, la Cappella del Miracolo fu invece realizzata a metà del '300.


Gli inni

Non si contano le preghiere dedicate all'Eucarestia. Ma senza dubbio gli inni più celebri sono quelli attribuiti a San Tommaso d'Aquino che li avrebbe composti su incarico dello stesso Urbano IV. Delle cinque composizioni, le più note sono certamente il "Pange lingua", con le ultime due strofe "Tantum ergo", ancora oggi cantate durante le esposizioni e le benedizioni eucaristiche, e l'"Adoro Te devote". Preghiere che hanno alimentato nel corso dei secoli l'orazione di tanti santi e di tanti semplici fedeli che andrebbero "riscoperte" sia nella loro bellezza poetica che nella loro profondità teologica. "In ogni strofa dell’Adoro Te devote c’è un’affermazione teologica e una invocazione che è la risposta orante dell’anima al mistero" affermava padre Raniero Cantalemessa nella prima predica di Avvento del 2004, che Giovanni Paolo II aveva proclamato Anno Eucaristico.


Le infiorate

La tradizione delle decorazioni floreali nasce a Roma, nella prima metà del Seicento, all'interno della Basilica Vaticana. Tuttavia non per il Corpus Domini ma per quella dei patroni di Roma, i santi Pietro e Paolo. L'idea è attribuita a Benedetto Drei, responsabile della Floreria vaticana, e al figlio Pietro, che realizzarono quadri con i fiori come se fossero tessere di un mosaico. Le infiorate si diffusero soprattutto nella zona dei Castelli Romani e nel 1778 fu realizzata la prima per il Corpus Domini a Genzano, che quest'anno celebra i 240 anni del tappeto floreale. Un evento che si svolgerà in due fine settimana: oggi infatti sarà realizzata l'infiorata dei ragazzi e la prossima settimana quella tradizionale, con la processione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Semeraro nel pomeriggio di domenica.


Le processioni

La festa si celebra il giovedì successivo alla domenica della Santissima Trinità e in questo giorno il Pontefice presiedeva la processione che negli ultimi 40 anni si snodava da S. Giovanni in Laterano a S. Maria Maggiore lungo via Merulana. Tuttavia con la soppressione di alcune festività, in Italia dal 1977 la solennità del Corpus Domini è stata spostata alla domenica. Per favorire una maggiore partecipazione popolare, Papa Francesco dallo scorso anno ha deciso di spostare anche la processione. Quest'anno un'altra novità: non più il cuore di Roma ma la periferia, in questo caso Ostia. Non si tratta tuttavia di una novità assoluta. Paolo VI, infatti, esattamente 50 anni fa aveva celebrato proprio ad Ostia il Corpus Domini. Era il 13 giugno 1968 e il beato in quella occasione benedisse anche la prima pietra della chiesa di S. Monica dove oggi pomeriggio Francesco presiederà la Messa. Paolo VI peraltro celebrò la festa in diverse zone di Roma: nel 1970 nella parrocchia di S. Maria della Speranza al Nuovo Salario (curiosità: Paolo VI salutò in quella occasione "il Cardinale Carlo Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia, e con lui i Venerati Fratelli Vescovi Polacchi, che lo accompagnano, e che guidano insieme a lui il numeroso e carissimo gruppo di Sacerdoti Polacchi, pellegrini a Roma, e oggi qui presenti"), nel 1972 al Santissimo Sacramento a Tor de' Schiavi, l'anno successivo a S. Silvia al Portuense, nel 1974 nella "ancor giovane parrocchia dell'Assunzione di Maria Santissima" al Quadraro, mentre nel 1976 il Papa visitò il Policlinico Gemelli, presiedendo la Messa del Corpus Domini. Nel 1977, primo anno della celebrazione di domenica, il Papa celebrò nella basilica di S. Paolo dove tornò anche il 28 maggio 1978, pochi mesi prima di morire.

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