S&P: “Rating? non ci saranno effetti immediati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:09

La nomina del governo Lega-Movimento 5 Stelle, guidato da Giuseppe Conte, “non avrà effetti immediati sul rating dell'Italia”, attualmente fissato a BBB/stabile. Il giudizio è contenuto in un rapporto di Standard & Poor's in cui si sottolinea che “al momento c'è scarsa visibilità sui dettagli della strategia economica e fiscale del nuovo esecutivo”.

Il rapporto

L'agenzia di rating osserva che i piani del governo “continueranno a essere il principale fattore alla base del merito di credito dell'Italia, in particolare in termini di approccio alle finanze pubbliche, caratterizzate da un altissimo debito pubblico, e alle riforme strutturali“. L'outlook stabile, prosegue il rapporto, “tiene in equilibrio il potenziale per una maggiore crescita e le persistenti incertezze politiche e le loro implicazioni potenzialmente avverse per i risultati economici e di bilancio”.

Oggetto di valutazione

Standard & Poor's avverte che pressioni per una revisione al ribasso del rating “potrebbero prodursi se la crescita economica italiana dovesse materialmente rallentare, portando il suo andamento ancora una volta ben al di sotto di altri paesi con lo stesso livello di rating”. Pressioni negative potrebbero aversi anche se “le perfomance esterne dell'Italia dovessero deteriorarsi, per esempio se la bilancia dei pagamenti correnti dovesse scivolare in territorio negativo. Inoltre”, conclude il rapporto, “se il consolidamento di bilancio italiano dovesse frenare – specialmente se il nuovo governo dovesse abbandonare la strada di un sostenuto risanamento dei conti o cancellare alcune riforme strutturali passate – ciò indebolirebbe le prospettive economiche e le finanze pubbliche e avrebbe conseguenze negative per il merito di credito”.

L'incubo 2011

Nei giorni scorsi l'andamento altalenante dei mercati e l'improvvisa impennata dello spread tra Btp e Bund dovuta all'instabilità politica aveva fatto temere uno scenario simile a quello del 2011 che provocò la caduta del governo allora guidato da Silvio Berlusconi, sostituito dall'esecutivo tecnico di Mario Monti. Una stagione di “lacrime e sangue” che mise a posto i conti pubblici a costo di gravi sacrifici in un periodo già segnato dalla crisi economica. 

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