Bassetti: “Pronti a intervenire sul fine vita”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:11

Da tempo la Cei sta lavorando a un tavolo sul fine vita, tema che ci sta a cuore”. Così il sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, don Ivan Maffeis, interpellato dall'Agi a proposito della lettera che un gruppo di politici cattolici, parlamentari ed ex parlamentari, ha inviato ai vertici dei vescovi italiani per chiedere un intervento sul tema dell'eutanasia. Dal canto suo il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha spiegato all'Ansa“Avevamo già deciso di intervenire al riguardo, ne parleremo in una riunione convocata a breve con gli organismi interni”.

La lettera

La lettera in questione, datata 17 giugno, era stata inviata in forma privata ma il contenuto è stato divulgato da Il Messaggero. Si tratta – come si legge espressamente nella missiva – di “una sommessa domanda affinché, nei tempi strettissimi entro i quali il Parlamento è chiamato a decidere, vi possa essere un pronunciamento del Magistero dei Vescovi italiani, che sostenga una presa di posizione forte e decisa da parte del laicato cattolico italiano, perché manifesti in modo ragionato, documentato, e ovviamente non confessionale l’inaccettabilità di questa deriva di morte“. Sulla questione In Terris ha intervistato Simone Pillon, senatore della Lega, che ha voluto fare chiarezza al riguardo: “Nessun intento di tornare ai ‘vescovi-pilota’ come qualcuno sibila – le sue parole -, ma solo l'attenzione ad informare i vescovi correttamente di quanto sta accadendo” in Parlamento nel corso del dibattito “e offrire loro l'opportunità di intervenire nel pubblico dibattito, nel rispetto del ruolo di ciascuno“.

Il documento della Cei

Il Parlamento è stato chiamato a legiferare sul tema del fine vita entro il 24 settembre prossimo da una sollecitazione della Corte costituzionale. Diverse sono le proposte su cui sta discutendo il Comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera. La Cei si era espressa in materia attraverso un documento che aveva riassunto il Consiglio permanente di inizio aprile: rafforzare le cure palliative e riconoscere l'obiezione di coscienza i due pilastri fissati dai presuli italiani. “Rispetto a un presunto 'diritto' a morire, (la Chiesa, ndr) si impegna a sostenere quello a una morte degna, come affermazione della cura dell'uomo verso di sé e verso il prossimo – si legge -. Di qui, in particolare, il richiamo a non disattendere ulteriormente l'applicazione della legge che assicura le cure palliative. Altro aspetto centrale, l'affermazione del rispetto della libertà di coscienza del medico e di tutto il personale sanitario, al fine di garantire a tutti la possibilità di perseguire azioni eticamente buone”.

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