Regina Coeli, il Papa: “Basta tensioni in Ucraina orientale, promuovere la pace”

Papa Francesco prega per la pace e ricorda che "non esiste un cristianesimo a distanza: essere cristiani è la relazione viva con Gesù"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:33
Papa Francesco Regina Coeli
Foto © Vatican Media

Un invito a stemperare le tensioni e non dar parola alle armi. Arriva al termine del Regina Coeli l’appello di Papa Francesco, che segue con preoccupazione le intemperanze dell’Ucraina orientale. Un’area dove “negli ultimi mesi si sono moltiplicate le violazioni del cessate-il-fuoco, e osservo con grande inquietudine l’incremento delle attività militari”. Il Pontefice fa appello affinché le parti interessate si producano in gesti “capaci di promuovere la fiducia reciproca e favorire la riconciliazione e la pace, tanto necessarie a tanto desiderate. Si abbia a cuore anche la grave situazione umanitaria in cui versa quella popolazione, alla quale esprimo la mia vicinanza e per la quale vi invito a pregare”.

I tre verbi

Un appello, quello del Santo Padre, che arriva in occasione della terza domenica di Pasqua, nella quale “ritorniamo a Gerusalemme, nel Cenacolo, come guidati dai due discepoli di Emmaus, i quali avevano ascoltato con grande emozione le parole di Gesù lungo la via e poi lo avevano riconosciuto ‘nello spezzare il pane'”. Un’occasione in cui il Risorto si presenta fra i discepoli, salutandoli e convincendoli della sua presenza, mostrando le ferite del suo corpo e mangiando del cibo. Il Vangelo, spiega il Papa, dice che “‘per la grande gioia ancora non credevano’. Era tale la gioia che avevano che non potevano credere che quella cosa fosse vera. E un secondo particolare: erano stupefatti, stupiti; stupiti perché l’incontro con Dio ti porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza”.

Il Papa: “Il cristianesimo non è a distanza”

Tre verbi emergono dalla lettura evangelica, “molto concreti” perché “riflettono in un certo senso la nostra vita personale e comunitaria: guardaretoccare e mangiare”. Tre azioni, ricorda Papa Francesco, che possono dare gioia all’incontro con Gesù vivo. Guardare è uno dei verbi dell’amore, che inizia con la mamma e il papà e che prosegue con gli innamorati. E’ “un primo passo contro l’indifferenza, contro la tentazione di girare la faccia da un’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri”. E il toccare, l’invito che Gesù rivolge ai discepoli per far loro constatare di non essere un fantasma: “Non esiste un cristianesimo a distanza, non esiste un cristianesimo soltanto sul piano dello sguardo. L’amore chiede il guardare e chiede anche la vicinanza, chiede il contatto, la condivisione della vita”.

Gesù, una persona viva

Infine mangiare, “che esprime bene la nostra umanità nella sua più naturale indigenza, cioè il bisogno di nutrirci per vivere”. Un verbo, tuttavia, che richiama un gesto di comunione, tanto che “il Convito eucaristico è diventato il segno emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della vita cristiana”. In questa pagina evangelica, conclude il Papa, dimostra che Gesù è una persona viva e che “essere cristiani non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con Lui, con il Signore Risorto”.

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