Migranti, il Papa: “Basta strumentalizzazioni, rispettare la loro umanità”

Papa Francesco, nell'Angelus domenicale, rinnova l'appello affinché ci si impegni per il dialogo e la comprensione sul tema dei migranti. E mette in guardia dall'accidia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:34
Papa Francesco Angelus
Foto © VaticanMedia

“Quanti migranti sono esposti, anche in questi giorni, a pericoli gravissimi, e quanti perdono la vita alle nostre frontiere”. Ricordando l’incontro con le associazioni di migranti avvenuto nella giornata di ieri, Papa Francesco invita nuovamente a una coscienza civile sul tema dell’immigrazione, anche al termine dell’Angelus domenicale. “Sento dolore per le notizie sulla situazione in cui si trovano tanti di loro: di quelli che sono morti nel Canale della Manica; di quelli ai confini della Bielorussia, molti dei quali sono bambini; di quelli che annegano nel Mediterraneo”. Un dolore che si estende a chi viene rimpatriato finendo nelle mani dei trafficanti, a chi viene trasformato in schiavo: “Ai migranti che si trovano in queste situazioni di crisi assicuro la mia preghiera, e anche il mio cuore: sappiate che vi sono sempre vicino”. Pregare ma anche fare: “La comprensione e il dialogo prevalgano finalmente su ogni tipo di strumentalizzazione e orientino le volontà e gli sforzi verso soluzioni che rispettino l’umanità di queste persone”.

L’Angelus del Papa

L’appello del Papa arriva nella prima domenica di Avvento, nella quale la liturgia ci parla della venuta del Signore alla fine dei tempi. “Gesù annuncia eventi desolanti e tribolazioni, ma proprio a questo punto ci invita a non avere paura”. E questo perché “egli verrà. Gesù tornerà, Gesù verrà, lo ha promesso”. Un incoraggiamento che ci invita a “risollevarci e alzare il capo perché proprio nei momenti in cui tutto sembra finito il Signore viene a salvarci”. E bisognerà “attenderlo con gioia anche nel cuore delle tribolazioni, nelle crisi della vita e nei drammi della storia”. Gesù lascia però anche un monito: “Vegliate e pregate”. La vigilanza, ricorda Papa Francesco, è un aspetto importante della vita cristiana. Significa “restare svegli”, evitare di essere cristiani addormentati, ovvero “anestetizzati dalle mondanità spirituali”.

La lanterna del cuore

L’appello è a non essere “cristiani che guardano sempre dentro, incapaci di guardare all’orizzonte”. Essere preda di un’inerzia, apatici, “indifferenti a tutto tranne che a quello che ci fa comodo”. E’ triste, spiega il Pontefice, “vedere cristiani ‘in poltrona’… Quali sono le mediocrità che mi paralizzano, i vizi, quali sono i vizi che mi schiacciano a terra e mi impediscono di alzare il capo? E riguardo ai pesi che gravano sulle spalle dei fratelli, sono attento o indifferente? Queste domande ci fanno bene, perché aiutano a custodire il cuore dall’accidia“. Il segreto della vigilanza è la preghiera: “E’ la preghiera che tiene accesa la lampada del cuore. Specialmente quando sentiamo che l’entusiasmo si raffredda, la preghiera lo riaccende, perché ci riporta a Dio, al centro delle cose. La preghiera risveglia l’anima dal sonno e la focalizza su quello che conta, sul fine dell’esistenza”.

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