MARTEDÌ 02 OTTOBRE 2018, 00:02, IN TERRIS

Una nuova crisi in arrivo?

LUCA LIPPI
La rimozione dell'insegna di Lehman Brothers
La rimozione dell'insegna di Lehman Brothers
I

l rischio di una enorme esplosione dell’ennesima bolla speculativa è dietro la porta. Una premessa obbligatoria: l’autoregolamentazione e una buona governance comincia nelle imprese piuttosto che all’interno delle dinamiche statali, presupposto per evitare le crisi unitamente alla divisione tra le banche d’affari e le banche d’investimento decretando la fine di quelle universali.

Detto questo, il fenomeno dei titoli tossici non è mai finito, oggi ci sono diverse decine di trilioni di derivati il cui valore di capitalizzazione è decine di volte superiore al valore del Pil mondiale. I derivati non sono altro che titoli in sostituzione di moneta, in sostanza è come se le banche battessero moneta creando debito e facendolo sottoscrivere. La sua sottoscrizione lo sposta nelle poste attive di bilancio delle banche. Attraverso la leva finanziaria si moltiplica il suo valore e crea una bolla assai peggiore di quella di Lehman Brothers che ha fatto esplodere la crisi degli ultimi anni.

Un intervento massiccio delle banche centrali non potrà evitare le conseguenze dell’esplosione della bolla . Le nuove regole relative alla capitalizzazione bancaria sono un palliativo inutile necessario e sufficiente solo a non creare il panico. Fin quando avremo una delle banche centrali più grande del mondo, la Bce, in grado di accumulare debiti con la formula del Qe, abbassando i tassi sotto zero e aumentando la bolla di liquidità senza poter agire sui cambi (senza battere moneta), l'unico effetto che avremo sarà quello di non diffondere la paura, altrimenti sarebbe la catastrofe.

L’unica via sarebbe quella di intervenire pesantemente su banche universali e derivati. Ciò ridurrebbe anche il potere delle agenzie di rating, che esprimono giudizi sui debiti sovrani. Un'azione ragionevole che, tuttavia, diventa inattuabile anche per il filo che lega alcuni uomini politici (di tutte le latitudini) al gotha della finanza

Detto questo, se la Bce dovesse abbandonare il Qe sarebbero problemi grossi per l’Italia ma anche per gli altri Paesi della Ue. Il rischio, nel nostro Paese, è quello di una caduta del governo con possibile subentro di un esecutivo tecnico voluto dalla Trojika. Tuttavia, sarebbe intelligente da parte della Bce buttare l’acqua sporca col bambino (la Ue) per fare un dispetto all'attuale governo italiano?

Vediamo i debiti pubblici in valori assoluti e non legati al Pil: quello italiano è enorme e pericoloso per gli equilibri mondiali ma non il più grande. Misurato in dollari è circa 2.780 miliardi, quello giapponese è 9.600 miliardi, quello Usa 21.217, quello inglese 2.300. Quello francese è di valore poco inferiore al nostro. Il nostro debito come tutti gli altri, è influenzato dall’andamento di quello mondiale.

Lo spread non aumenta solo in Italia, la sua crescita è legata indissolubilmente alla crescita dei tassi internazionali, e specialmente del debito Usa. Anche se la Bce volesse scelleratamente fare un dispetto a Conte interverrebbero altre banche centrali a sostegno, semplicemente perchè è il modo meno costoso per controllare i propri tassi di interesse.A questo punto, sarebbe così scontata l’inerzia degli italiani sull’opportunità di rimanere nell’Euro?

L'esecutivo italiano, quindi, in un modo o nell'altro proseguirà il suo cammino. Non ci resta che incrociare le dita sulle sue future politiche, le quali (in ogni caso) non potranno mantenere la velocità di attuazione delle promesse elettorali. Nel frattempo attendiamo fiduciosi un’opposizione concreta, diversa da quella (loro malgrado) messa in piedi da Martina e Berlusconi. 

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