Migranti, discrepanze al Governo sull’interdizione dei porti alle Ong

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:53

Continua a far discutere, nei palazzi del Governo, la linea adottata in merito al codice di condotta delle Ong, recentemente al centro di una bufera che ha portato al rifiuto, da parte di molte di queste (tra le quali “Medici senza frontiere”), di aderire alle normative approvate dalla Commissione europea lo scorso 13 luglio. A lanciare il sasso, nella giornata di ieri, era stato il viceministro degli Esteri, Mario Giro che, in un’intervista concessa alla “Stampa”, si era espresso criticamente in merito alla decisione di riportare i migranti in Libia, sostenendo che tale dietrofront avrebbe significato “ricondurli all’inferno”. Una problematica alla quale il Governo aveva cercati di ovviare richiedendo un intervento corposo da parte dell’agenzia Onu “Unhcr” anche se, come aveva spiegato ancora Giro, le condizioni dei campi libici restano alquanto precarie e non certo una garanzia.

Divergenze sulle Ong

Un’intervista che aveva lasciato perplesso il ministro dell’Interno Minniti e che, allo stesso tempo, avrebbe spinto il premier Gentiloni a richiamare Giro, affermando che evidenziare la questione su un giornale poteva quantomeno rivelarsi una mossa azzardata. E’ anche vero, però, che le dichiarazioni del viceministro mettono in risalto quello che, in fondo, potrebbe davvero essere un punto di vista comune. D’altronde, è più che altro dal lato del Viminale che la questione risulta maggiormente spinosa, in virtù delle conferme di Alfano sulla medesima percorrenza nella linea d’azione con il suo vice: nonostante le affermazioni di Giro siano le prime così esplicite, un certo malumore sul piano dell’esecutivo era filtrato anche in precedenza, con il ministro dei Trasporti Delrio che aveva manifestato il proprio dissenso sulla scelta di Minniti di chiudere alle Ong non firmatarie i porti italiani.

Msf: “Ci chiamano meno ma andiamo avanti”

La stessa “Medici senza frontiere” ha fatto sentire la propria voce, dopo la decisione di non sottoscrivere il codice di condotta europeo, spiegando che, nonostante non siano più i primi a essere chiamati, i suoi volontari “continueranno ad aiutare i migranti nel Mediterraneo”. Il punto di rottura fra i due guardasigilli era coinciso proprio con il trasbordo, sabato scorso, di 127 migranti dalla “Vos Prudence” di Msf a una vedetta della Guardia Costiera. Un’azione che ha incontrato il favore del ministro Delrio, il quale aveva proposto la soluzione del trasbordo anche per le navi non firmatarie, acuendo la sua divergenza dalla linea di Minniti. Quella stessa discrepanza che, dopo le parole di Giro, risulta quantomai evidente e, probabilmente, non solo nell’opposizione.

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