Mattarella: “Qui per testimoniare l'amicizia tra Italia e Francia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:10

Sono qui per testimoniare l'amicizia tra Italia e Francia“. E' il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita alla cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Il capo dello Stato si trova in Francia per le celebrazioni del 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci e su invito del presidente francese Emmanuel Macron, al fine di ricucire i rapporti tra i due Paesi dopo mesi di tensioni.

Notre-Dame 

Arrivato a Notre-Dame per una visita alla cattedrale devastata dall'incendio del 15 aprile scorso, ha fatto un plauso speciale ai vigili del fuoco della Ville Lumere, “I pompieri che hanno salvato Notre-Dame dall'incendio meritano la riconoscenza dell'Europa“, ha infatti evidenziato il presidente della Repubblica. “Per me, come per tutti quelli che sono stati più volte a Notre-Dame”, quelle dell'incendio alla cattedrale sono state “ore di grande preoccupazione e coinvolgimento affettivo”, ha aggiunto il capo dello Stato. “Sapere che è stata salvata dai vigili del fuoco” è motivo di “grande riconoscenza nei loro confronti”, ha sottolineato. “Sono qui per testimoniare l'amicizia tra Italia e Francia”, ha ribadito Mattarella. Con lui  il capo dello Stato il ministro della cultura francese, Franck Riester.

Il programma

In occasione del cinquecentenario della scomparsa, il nostro capo di Stato e il presidente francese Emmanuel Macron renderanno omaggio al genio rinascimentale con una giornata densa di eventi. In mattinata a Notre-Dame per una visita alla cattedrale devastata dall'incendio del 15 aprile. Poi, i due presidenti deporranno una corona di fiori sulla tomba di Leonardo nella cappella davanti al castello di Amboise e visiteranno il castello in cui Francesco I aveva accolto nel 1516 il grande artista e inventore, nominandolo “primo pittore, ingegnere e architetto reale”. Lì è morto il 2 maggio 1519. Nel castello è stata allestita una mostra dedicata alla relazione tra Leonardo e il giovane sovrano che lo chiamava “padre mio”.

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