Traslata la salma del Caudillo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:18

Ll Caudillo è più vivo che mai nella disputa elettorale. Diceva di sentirsi responsabile solo verso Dio e la storia. Nei tre anni di guerra civile scatenata in Spagna da lui e dagli altri militari antirepubblicani a rimetterci la vita furono più di 300 mila persone, secondo le stime dello storico Angel David Martin Rubio. Dopo la cerimonia per la riesumazione (alla quale hanno partecipato, tra gli altri, i discendenti di Francisco Franco e il ministro della Giustizia spagnolo) le spoglie del dittatore sono state traslate e trasportate in elicottero dal mausoleo della Valle dei Caduti ad una più discreta tomba in un cimitero pubblico.

Propaganda e realtà 

Francisco Franco rimase capo e dittatore della Spagna (la nomina ufficiale era caudillo che significa leader) per i 36 anni successivi alla fine della guerra, dal 1939  al 1975. Nominato “Generalissimo di tutte le forze armate e capo del governo dello stato spagnolo” a guerra ancora in corso, Francisco Franco, ricostruisce l’Anpi, associò immediatamente alla strategia bellica una studiata campagna propagandistica incentrata, sulla scorta del modello fascista, sul culto della personalità. Il partito della Falange, d'ispirazione fascista, fu uno strumento adatto a colmare il vuoto ideologico del colpo di stato franchista. La dittatura spagnola ebbe fine solo con la morte naturale del caudillo (il condottiero), avvenuta nel 1975. Franco, che scelse di non entrare in guerra durante il secondo conflitto, seppe adattarsi ai tempi. “Quando gli equilibri internazionali cambiarono, nel 1945, fece leva sul proprio anticomunismo, trasformandosi in un utile alleato delle potenze occidentali, quegli stessi stati che hanno sconfitto il nazifascismo, impegnate nella Guerra Fredda”, evidenzia l’Anpi.  

Transición española

Pochi anni prima della sua morte, nel 1969, Franco decise che il principe Juan Carlos, nipote del vecchio re mandato in esilio durante la Repubblica, sarebbe diventato suo successore nel ruolo di capo di Stato. Diventato re, Juan Carlos I trasformò in pochi anni la Spagna in un paese democratico, periodo che in Spagna è noto come Transición española. “La guerra civile spagnola è entrata nella cultura di massa attraverso almeno due opere artistiche: Guernica di Pablo Picasso, celeberrimo quadro ispirato al bombardamento della città basca, e The Falling Soldier, fotografia ugualmente celebre di Robert Capa, scattata nel momento esatto in cui un soldato repubblicano viene colpito da un proiettile e muore cadendo”, sottolinea il Post. “Abbiamo messo fine a un affronto morale”, spiega il capo del governo spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, esultando dopo che la salma del dittatore è stata spostata dal mausoleo de los Caídos al cimitero di Mingorrubio accanto alla tomba di sua moglie, Carmen Polo morta nel 1998.

Tejero, il golpista

“Addio al mausoleo di Stato che è stato sorvegliato dai della Guardia Civil che hanno controllato lo svolgimento delle operazioni di esumazione – racconta il Giornale -. Esumazione voluta fortemente da Sánchez, mentre la Spagna si trova in piena campagna elettorale con il partito di estrema destra Vox in costante crescita. La decisione di privare Franco di una sepoltura di Stato è stata prima votata dal Parlamento e, poi, dalla magistratura che ha respinto il ricorso della famiglia del dittatore. I parenti del Caudillo hanno deciso che il trasferimento del corpo dovesse avvenire nella stessa bara usata per la prima sepoltura”. Mentre il feretro faceva il suo ingresso in basilica, uno dei 22 nipoti del Caudillo ha gridato: “Viva España, Viva Franco!” di modo tale da attirare l'attenzione delle telecamere della tivù pubblica spagnola, Tve. “Onde evitare contestazioni, il governo ha stabilito che il trasferimento del corpo avvenisse in elicottero e così è stato, ma i contestatori falangisti si sono fatti trovare davanti al cimitero di Mingorrubio –  precisa il Giornale -. Tra questi vi era anche l'ex tenente colonnello Antonio Tejero, il golpista che fece irruzione nel Parlamento spagnolo Cortes il 23 febbraio 1981 impugnando una pistola. A celebrare la messa funebre è stato suo figlio Ramon, parroco a Malaga, che è stato affiancato da Santiago Cantera, priore del Valle de los Caídos con un passato da falangista che ha cercato di opporsi all'esumazione di Franco”. Ora, secondo le intenzioni del governo Sanchez, quel mausoleo dovrebbe diventare luogo della memoria dove commemorare le spoglie delle vittime della guerra Civile che attualmente giacciono lì.

L’unico monumento a un dittatore

L’unico monumento in Europa a un dittatore, fatto edificare da lui stesso a sua “perpetua e gloriosa memoria” e dove è interrato dalla morte, nel 1975, accanto ad almeno 35mila vittime della guerra civile (1936-1939). “L’alta corte ha respinto anche l’istanza dei nipoti per trasferirlo alla cattedrale dell’Almudena, nel cuore della capitale, per i rischi che comporterebbe per l’ordine pubblico – evidenzia Avvenire -. Il corpo mummificato di Franco è stato inumato in un luogo appartato”. Augustín, 86 anni, che sorregge lo striscione con le foto delle vittime della guerra, e da 44 anni lotta per “porre fine a un’ingiustizia morale”, non trattiene le lacrime, “per i nostri padri, per i nostri figli e le famiglie di tutti i caduti”, dice al quotidiano della Cei. Miguel Angel Muga, portavoce della piattaforma “Né alla Valle né all’Almudena”, cui aderiscono una ventina associazioni per la memoria storica, parla ad Avvenire di “un’importante tappa vinta” nella “battaglia che va avanti, perché siano rimosse anche le spoglie del fondatore della Falange, Primo de Rivera, e il mausoleo diventi un memorial come a Mauthausen”. La decisione del tribunale su una delle grandi promesse nella legislatura del premier Pedro Sánchez era coincisa con lo scioglimento delle Camere e la convocazione di elezioni anticipate al 10 novembre prossimo. Da New York, il leader socialista l’aveva celebrata come “una grande vittoria della democrazia spagnola”. Servirà, secondo il giornale dei vescovi, a galvanizzare un elettorato demotivato per il quarto ritorno alle urne in 4 anni.  C’è stata poi l’autorizzazione all’esumazione della Chiesa, che anche attraverso il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, aveva confermato di non opporsi e ripetuto che avrebbe rispettato la decisione della giustizia. E ciò malgrado il ricorso opposto a marzo dal priore Santiago Cantera, della comunità di monaci benedettini custode dell’abbazia.

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